Zlatan Ibrahimovic, una leggenda ancora in campo

Zlatan Ibrahimovic è uno dei pochi casi di atleti in grado di diventare leggenda ben prima dell’addio alle competizioni sportive, merito non solo di un talento incredibile ma anche di una personalità unica, capace di far parlare di sé a ogni minimo gesto o dichiarazione. Il ritorno del gigante svedese in Italia, e più precisamente al Milan, ci sembra l’occasione giusta per riaccendere i riflettori su questo grande campione e ripercorrere i momenti salienti della sua carriera.

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Se Zlatan Ibrahimovic è quello che conosciamo oggi, con il suo talento sportivo, la beffarda ironia e una buona dose di autostima, molto lo dobbiamo anche a un’infanzia e a un’adolescenza non facili. Nato a Malmö il 3 ottobre del 1981 da mamma croata e papà bosniaco, Ibra è sin dai primi anni di vita un carattere piuttosto irrequieto e turbolento, che impegna le sue giornate in scorribande cittadine e lunghe partite a pallone sull’asfalto.

Lo scenario è quello di Rosengård, un quartiere difficile che, inserito nella tranquilla città svedese, ospita al suo interno numerose etnie diverse, dai turchi ai somali agli slavi, con tutto ciò che ne consegue in termini di convivenza. Un po’ come accaduto per tanti altri campioni, da Maradona a Ronaldo, i primi passi di Zlatan si muovono in un ambiente in cui povertà e delinquenza sono all’ordine del giorno ed è lui stesso ad ammettere che, probabilmente, se non avesse avuto successo nello sport, la criminalità sarebbe stata la sua attività principale.

Il calcio, però, gli salva la vita. Ore e ore con il pallone ai piedi, sfide interminabili con altri ragazzini del quartiere, fino alla prima maglietta ufficiale, quella del Balkan, una squadra caratterizzata dalla presenza di numerosi figli di immigrati. Qui Ibrahimovic inizia a mettere in mostra il proprio talento, nonostante i tanti screzi con compagni e mister e qualche punizione subita per i suoi comportamenti: un aneddoto storico su questo periodo è, per esempio, quello riguardante la partita tra Balkan e Vellinge, con Ibra in panchina nel primo tempo e un sonoro 4-0 rifilato ai compagni di Zlatan dagli avversari in 45 minuti, ribaltato con 8 reti dello stesso Ibrahimovic nella seconda frazione di gioco. 8-5 il risultato finale, senza ulteriori commenti.>>> Fonte: Wikimedia >>> Autore: Doha Stadium Plus Qatar >>> Licenza: Creative Commons 2.0

Inevitabilmente il giovane Zlatan viene ben presto notato dai talent scout svedesi, che lo portano al Malmö all’età di 13 anni. Con questa maglia, 4 anni dopo, Ibrahimovic esordisce nella prima divisione nazionale, la Allsvenskan, nella quale subito si mette in mostra, diventando già alla sua seconda stagione il miglior marcatore.

Nel 2001, Ibrahimovic viene acquistato dall’Ajax per circa 8 milioni di euro ed è proprio ad Amsterdam che la sua carriera decolla definitivamente, con l’esordio nelle coppe europee, due campionati olandesi portati a casa, trofei vari e ben 46 gol in 106 partite. Nel 2004 la prima esperienza italiana: a portare Zlatan nel nostro Paese è la Juventus, quindi il trasferimento all’Inter nel 2006, subito dopo le vicissitudini di Calciopoli, infine il primo passaggio al Milan nel 2010, con intermezzo di una stagione in Spagna al Barcelona. In pochi anni il palmares di Ibrahimovic si arricchisce di 4 scudetti italiani e uno spagnolo, 3 supercoppe italiane e 2 supercoppe di Spagna, oltre a una Supercoppa UEFA e a una Coppa del Mondo per Club, entrambe con il Barcelona.

Da campione giramondo qual è, Zlatan Ibrahimovic non perde occasione di testare il suo talento ovunque se ne presenti l’occasione, così nel 2012 accetta senza indugiare la ricca proposta del Paris Saint Germain, dove trascorre 4 stagioni caratterizzate da altrettanti scudetti e una ricca serie di trofei nazionali (con ben 113 gol in 122 partite). A mancare sono però le soddisfazioni in campo europeo e internazionale: nonostante le tante prestigiose maglie cambiate, la Champions League sembra per lui stregata, senza contare i mediocri risultati della nazionale svedese, della quale Ibra resta comunque capocannoniere assoluto con 62 reti realizzate.

Dopo due anni in Inghilterra al Manchester United, con il quale porta a casa una UEFA Europa League nella stagione 2016-2017, Ibrahimovic non si lascia scappare l’esperienza statunitense. A volerlo fortemente oltre oceano sono i Los Angeles Galaxy, con i quali disputa due campionati segnando 52 reti in 56 partite, fino alla decisione di rientrare in Europa con un messaggio tutt’altro che sibillino ai tifosi statunitensi: “Ora tornate a guardare il baseball”. Nuova avventura in una Milano rossonera spaesata, delusa e a caccia di un riscatto che ormai da qualche anno stenta ad arrivare.

Sebbene qualcuno possa pensare più a un’operazione di marketing che a un vero e proprio progetto a lungo termine, data anche l’età del giocatore, l’atteso ritorno a Milano di Ibrahimovic ha portato grande entusiasmo non solo tra i tifosi rossoneri, ma anche tra i “rivali” e gli appassionati di calcio in genere, uniti dalla voglia di rivedere le imprevedibili giocate dell’asso svedese sul terreno di gioco. Gli stessi scommettitori hanno dato ampio risalto alla notizia, tanto da portare a un leggero rialzo delle quote del Milan rispetto alle scorse (deludenti) settimane.

Zlatan è appena tornato in Italia, esordendo al 55esimo minuto in uno scialbo 0-0 con la Sampdoria, altra grande delusa di questa prima metà di campionato, ma già c’è fermento per ciò che il campione svedese potrà far vedere dentro il campo e fuori con la sua tipica sbruffoneria che oggi tanto amiamo. Quella stessa spacconeria con cui Ibra da tempo si paragona a Dio dispensando perle di saggezza ormai entrate nella storia.

“Non sono un tipico ragazzo svedese, ma ho messo la Svezia sulle cartine mondiali”

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