Tatanka Hübner: da fabbro a capocannoniere in C, B e A

Indubbiamente se dovessimo stilare una classifica dei bomber di provincia più amati in Italia, Hubner si troverebbe sul podio insieme forse a Riganò, Tiribocchi e Tovalieri. In tal caso la provincia sta più che altro a scandire un concetto culturale, una “scelta” da parte del calciatore di restare fedele a determinati valori e un modo proprio di intendere il calcio e il suo contorno. Se allora si esprime questo di concetto di provincia, il re è assolutamente Dario “Tatanka” Hübner, con la sua immancabile sigaretta e la sua media goal che fece tremare Ronaldo e Trezeguet.

Un calcio romantico fatto di goal e genuinità

Per raccontare il modo di intendere il calcio di Dario Hübner ci permettiamo di utilizzare una delle sue citazioni più famose ed emblematiche: “Una volta eravamo undici operai che lavoravano insieme per l’industria squadra. Non solo in campo, ma soprattutto al di fuori: un gruppo di amici, prima che colleghi. Oggi invece mi sembra spesso di vedere undici industrie”. Questo il concetto di sport di uno degli ultimi baluardi del calcio popolare in Italia, di uno di quelli che ce l’hanno fatta, partendo dalla provincia e arrivando a giocare in coppia con Roby Baggio. Dario Hübner nasce a Trieste nel 1967 e può fregiarsi del record, insieme a Igor Protti, di essere stato capocannoniere nei tre principali campionati professionistici italiani: in Serie C con il Fano nel ‘91-’92, in B con il Cesena nel ‘95-’96 e in Serie A con il Piacenza nella stagione 2001-2002 a pari merito con il campione d’Europa uscente David Trezeguet. Ma il fascino e la presenza nella cultura di massa di questo bomber dal “baffo” onnipresente vanno oltre i 300 goal messi a segno in carriera: “tatanka”, soprannome che significa bisonte in lingua Sioux, vuol dire di più, molto di più, è un modo di intendere la vita, oltre che il calcio e lo sport.

Esordio in Serie A a 30 anni e l’aneddoto con Ancelotti in tournée con il Milan

L’esordio di Hübner in massima serie avviene nel 1997 con la maglia del Brescia, dopo aver calcato per oltre dieci anni i campi di Serie C e Serie B e mettendo a segno oltre 120 goal, in particolare con i colori del Cesena. Esordisce a San Siro e come nelle migliori favole va subito in goal contro l’Inter rischiando di rovinare un altro esordio, ben più atteso, quello di Ronaldo Luis Nazario de Lima, detto il “fenomeno”: ci penserà poi Alvaro Recoba, subentrato dalla panchina e fissare la partita sul 2-1 per i nerazzurri di Simoni. Il modo di stare in campo del centravanti triestino era molto particolare: generoso, tignoso, combattivo, ma senza perdere qualità, sembrava quasi aver trasferito sul campo ciò che aveva imparato nel suo primo lavoro, quello del fabbro, mestiere che egli stesso definirà l’unico “vero” lavoro della sua vita, perché il calcio per tatanka era una passione genuina. Della genuinità di Hübner ebbe prova anche Carlo Ancelotti, che aveva scelto il centravanti per una tournée con il Milan nel 2002. Nel maggio di quell’anno, al rientro negli spogliatoi dopo il primo tempo dell’amichevole contro l’Ecuador, mister Ancelotti cercava Hübner per fargli delle raccomandazioni, non trovandolo insieme ai compagni, si accorse, su consiglio di Abbiati, che era dietro il bagno a fumare e a bere una birra. Con grande stupore il mister di Parma gli chiese come credeva di scendere in campo a 35 anni dopo aver fumato e bevuto e per tutta risposta tatanka disse che erano oltre 20 anni che portava avanti quel rito e senza non avrebbe forse reso al meglio.

Anche il Milan vincitore della Champions ebbe la fortuna di conoscere la genuinità di Dario Hübner, un bomber di razza con un cuore grande e una voglia di vivere enorme, un operaio prestato al mondo del pallone. Al calcio moderno mancano personaggi così, non crediamo che invece a tatanka manchi questo calcio più di tanto.

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