Steven Bradbury: la storia dell’oro più sorprendente e meritato

Sei il meno atteso nella finale che vale l’oro e quindi la conquista dell’Olimpo degli Dei e sai addirittura che a competere per il metallo più prezioso non dovresti meno esserci, vista la dose di fortuna che già tiè cascata fra le mani nei turni precedenti quando tu, scarso ( si fa per dire), raggiungi il massimo senza essertelo meritato in termini sportivi.

Eppure, tutte questi modi di dire possono essere offensivi, dato che per arrivare a competere ad un’Olimpiade hai già fatto migliaia di ore di allenamenti e superato ostiche prove, fra cui soprattutto le tentazioni che si parano davanti ad un giovane virgulto, quali donne, serate a tirar tardi, divertimenti eccessivi od anche semplicemente la noia di stare sotto le coperte fino a tardi senza batter ciglio.

Steven Bradbury: chi è

Buongiorno Mondo, mi chiamo Steven Bradbury ed arrivo dall’Australia, essendo nato a Camden il 14 ottobre 1973 e fin qua nulla di strano. Peccato che, arrivando dalla terra dei canguri, mi sono alzato un giorno ed ho deciso di competere in uno sport invernale e nemmeno fra i più noti e diffusi sul globo terracqueo che si chiama short track. Siamo sul ghiaccio, su di un tracciato ovale e par tutto tranne che una competizione agevole, dato che le curve sono così strette che sono avvantaggiati gli atleti con caviglie forti e dalla piccola corporatura (infatti asiatici primeggiano da anni).

Eppure Steven non è mai stato un perfetto sconosciuto nel mondo del pattinaggio veloce, dato che alle Olimpiadi di Lillehammer 1994 si era preso il bronzo nei 5000 m staffetta, portando così la sua nazionale sul podio. Inoltre si era pure preso l’iride ai Mondiali 1991, sempre nella stessa specialità, ma era stata la sfortuna a tracciare definitivamente il suo destino.

L’incidente (quasi) mortale

Un gravissimo incidente lo aveva messo ai box ma non solo. Steven aveva rischiato di morire addirittura, quando durante una gara si scontrò con il canadese Fredric Blackburn, il cui pattino gli procurò una profondissima ferita all’arteria femorale, ricucita, è il caso di dire, con ben 111 punti di sutura ed un anno e mezzo di dura riabilitazione. Poi, quando l’evento sfortunato e molto più che semplicemente doloroso, torni alle gare, ecco che ti abbatte ancora la mannaia della fermata ai box, quando una frattura al collo ti costringe a fermarti per 6 mesi. La tua carriera pare essere ormai giunta al termine.

D’altronde qualche successo lo hai riscosso, la sfortuna ci ha visto doppio ma almeno sei ancora qui a raccontarlo. Ecco allora che tenti l’ultima Olimpiade e poi via, verso altri lidi, per dire addio ai sacrifici e cominciare una nuova vita. Ma….

Salt Lake City 2002: la gara della risurrezione

Ti sei detto: faccio i Giochi dei Mormoni, dato che ci troviamo nella loro Terra e poi attacco i pattini al chiodo, vada come vada. Poi, scendi in pista e succede di tutto.

Nei quarti di finale Bradbury si piazza terzo nei quarti di finale (con il quarto che cade…) e dovresti già fare le valigie per casa. Ma il secondo, Gagnon, viene squalificato ed allora passi il turno. In semifinale arriva addirittura secondo perchè sull’ultima curva, una doppia caduta dei rivali che lo precedono, gli consente di staccare il ticket per la finalissima.

La finale

Cominciamo con il dire che la finale era insolita: infatti erano cinque i contendenti per le medaglie, in seguito ad un ripescaggio che portò la giuria ad aumentare di un’unità i concorrenti. Allo start l’Aussie si stacca subito, vedendo con il binocolo i 4 avversari, data la distanza evidente anche in tv. Sembra di assistere ad una tappa del Giro: quando arrivano le montagne, si forma il gruppetto dei velocisti che si unisce e lascia andare i più forti. Ma qui sei soltanto con altri 4 guerrieri ed il ghiaccio può essere amico oppure tremendo avversario….

Si giunge all’ultima curva e la lotta si fa battaglia tremenda: il cinese Jiajun cade quando cerca di superare il favorito, l’americano Ohno, facendolo finire a terra suo malgrado. E come nel domino, quando si fanno quelle divertenti costruzioni per allietare lo spirito, finiscono sul ghiaccio amaro il canadese Turcotte e il coreano Ahn Hyun Soo.

E Bradbury? E’ ancora più staccato, d’altronde ha tirato i remi in barca e gli interessa soltanto finire la gara per vedere il suo nome scritto nell’ordine d’arrivo. E con la forza della più estrema calma olimpica, taglia il traguardo rialzato, senza nemmeno levare le braccia al cielo.

Hey ragazzo! Hai vinto l’oro! Le Olimpiadi sono tue!! Ecco che il buon Steven si sveglia dal sonno in cui era piombato, forse ripensando a quando era partito da casa con una valigia di buone intenzioni, con il solo intento di chiudere la vita sportiva in modo degno. Una storia Olimpica, una storia che insegna e dice: a tutto c’è rimedio.

Buon viaggio Steven: questa medaglia te la meriti davvero.

Steven Bradbury: oggi

Lo avevi promesso: le Olimpiadi sarebbero state il tuo ultimo sforzo agonistico ed avresti fatto ritorno a casa. Ma a Salt Lake City ci ritorni l’anno dopo, sempre all’interno di un palazzo del ghiaccio, ma al caldo di una cabina per giornalisti, dove commenti i mondiali che ti vedono così dietro un microfono ed in “borghese”.

Ma siccome l’agonismo non ti difetta, indossi il casco  e scendi in pista, stavolta sull’asfalto della Formula Vee, un campionato di automobilismo nel quale le auto hanno le ruote scoperte e ricalcano le vecchie Formula 1 degli Anni 70.

Ciao Steven e a presto!

Steven Bradbury: il video del successo insperato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

5 × due =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.