Attraversa un’intera stagione del baseball MLB, un percorso fatto di 162 partite che inizia con lo spring training e che finisce con il clic delle luci dello stadio un attimo dopo l’ultimo out. Eppure durante questi sei/sette mesi con la squadra, i momenti di alti e bassi sono talmente continui che noia non è un sostantivo che si possa minimante accoppiare con una franchigia.
Nella serie Netflix, che può eccitare quanto seguire una novel comedy che però ha un fine certo (spesso perdente), si trova quel dietro le quinte che può eccitare l’appassionato ed il curioso dello sport fin dentro i segreti dello spogliatoio.
Segreti che non escono nella serie, tanto che l’unica cosa che esce dai canoni, ovvero l’insulto omofobo di Duran (individuo molto presente nelle 8 puntate) ad un tifoso che ironicamente lo apprezzava nel corso di un match, sarebbe poi uscito comunque con la viralità dello strip di uno della Casa Reale.
Cosa emerge seriamente? La solitudine del professionista, sempre lontano da casa ed invidualmente teso a fare sempre il meglio per sè stesso, e quindi di rimando per il team.