St. Pauli, il fans club italiano che ama la sua cultura calcistica

Tifare per una squadra tedesca, merce rara, si direbbe qualora si parlasse di un oggetto da vendere o comprare. Ma la passione calcistica, oltre a non conoscere confini, mette sul piatto valori e condivisioni che non sono in vendita. E specchiarsi in una bacheca (di trofei) per sentirsi rispondere di essere la Principessa del Reame, non è l’ambizione del tifoso ideale, anzi si può (e si deve liberamente, aggiungo) tifare per un’idea, dei colori, un logo, una maglia, indipendentemente dalle coppe vinte.

La pensano a questa maniera i fans italiani del St.Pauli, compagine di Amburgo che milita nella Serie B tedesca e che forse tanti conosceranno più per il teschio raffigurato nel logo societario che per i nomi dei calciatori. Conosciamo i supporters tricolori in questa intervista che Barcalcio.net ha fatto con Sergio Sorce e Carlo Ghio.

 

1) Cosa ha fatto scattare la passione per il St Pauli e come avete trasmesso ad altre persone il vostro entusiasmo. 

Personalmente è tutto nato per caso, da una chiacchierata con un amico in cui, di fronte a una birra, si parlava delle possibili mete per un addio al celibato. Propose Amburgo, per il costo del volo piuttosto contenuto. Pensai “Aaaah, dove gioca quella squadra col simbolo del teschio dei pirati!”. Tornato a casa cercai notizie su internet per pura curiosità. Non sapevo a cosa sarei andato incontro e adesso eccomi a rispondere alle tue domande. Non immaginavo quale mondo ci fosse dietro al Jolly Roger (il teschio dei pirati con le tibie incrociate). Ignoravo il fatto che non fosse il simbolo ufficiale, bensì quello nel quale i tifosi si identificano come icona di resistenza e lotta al sistema. Tutto nato negli anni ’80, quando gli operai del quartiere e gli abitanti delle case popolari del porto, da sempre ignorati dal governo, sono scesi in strada per difendere il proprio tetto dalla mera speculazione edilizia della politica tedesca.

Vinsero, dopo mesi di duri scontri. E ce la fecero anche grazie all’associazionismo che si creò nei pub, nei circoli e in tutti i luoghi votati al confronto politico. Le gradinate del Millerntor, lo stadio che ospitava la squadra minore di Amburgo, diventò uno di questi e il St. Pauli da squadra di quartiere divenne vessillo di una politica ancora possibile e, oggi, di un altro calcio.

Cerco di trasmettere questo entusiasmo tra le righe della cronaca della partita su www.stpauli.it, nelle pagelle ma grazie soprattutto a interviste come la vostra, ad articoli scritti per altri blog. E poi soprattutto parlando a quattrocchi con gli amici che volevano andare ad Amburgo solo perché il volo costa poco. C’è molto molto di più. Credo ancora in un romantico (e perché no digitale) passaparola.

Infine penso di poter rispondere per Carlo, il padre fondatore del St. Pauli Club Zena, per cui l’amore è nato dopo un viaggio ad Amburgo con altri amici genovesi (Zena è Genova in dialetto). Hanno trovato parallelismi con la loro splendida città e da semplici appassionati di calcio tedesco sono diventati i primi veri tifosi italiani dei St. Pauli, gettando il seme di questa comunità internauta.

Due fans di Amburgo, con visioni "opposte"

2) Come seguite le vicende del club a distanza dalla vostra “base”.

I tifosi si confrontano sul sito, commentando in fondo agli articoli e sulla pagina Facebook. E’ interessante il fatto che alla fine, nonostante l’enorme realtà socio-politica che sta dietro al St. Pauli, si parli comunque di calcio. Scelte tecniche, sostituzioni sbagliate, nuovi acquisti, andamento in campionato. Siamo pur sempre malati di calcio, innamorati di una squadra che non è una semplice squadra ma attratti pur sempre dal rettangolo verde.

3) Come vi organizzate per seguirlo live e quali momenti sono rimasti indelebili.

Come spiegavo il club fisicamente non esiste. Sarebbe bello ritrovarsi in un pub e seguire le partite in streaming pirata proprio come sono soprannominati i giocatori. Ma non è possibile anche perché il nostro è (l’unico) fan club italiano ufficialmente riconosciuto dal St. Pauli che unisce tifosi da tutta Italia. Mi hai dato una bella idea però, potremmo creare una sorta di Instagram Story in cui i tifosi mandano la propria foto mentre seguono la partita. Con sciarpa al collo e birra in mano!

Per gli aneddoti mi viene più facile che ognuno si legga da sè la cronaca di quest’amara sconfitta. Le partite sul nostro sito vengono raccontate anche così.

4) Perchè St Pauli, cosa rappresenta per voi la sua mentalità ed espressione di valori.

St. Pauli è un porto, per lungo tempo è stato il più grande d’Europa. E’ uno sbocco sul mare, un approdo per chi ha cercato fortuna come i Beatles, che si sono fatti le ossa suonando fino all’alba in club dove i marinai erano interessati più alle cameriere che alla musica, ma è anche la sintesi di culture che convivono. Serenamente aggiungerei. Per anni è stato considerato il polmone (da sfruttare) di una certa economia e quando la politica ha guardato a St. Pauli come ha un’opportunità per l’alta borghesia, quella sintesi proletaria di contaminazioni, a lungo dimenticata, si è ribellata. Vincendo. La vocazione a resistere è nel dna di questa gente da generazione. Potrei dimostrartelo dicendo che è stata l’ultima roccaforte a cedere al nazismo e un certo Adolf Hitler dovette addirittura scendere a patti, lasciando alcuni diritti che la città anseatica ormai aveva acquisito.

St. Pauli significa associazionismo popolare, nel senso più alto del termine. Vuol dire rifare una votazione se ci si accorge che un socio non ha votato in quanto cieco, e non si era accorto della raccolta del volto. E vuol dire ribaltare il verdetto della votazione per quella scheda mancante. E ti assicuro che è successo.

St. Pauli significa avere il mercato a luci rosse del sesso, anche se ormai è una reticenza turistica di quelle notti marinaie, ma avere la percentuale più alta d’Europa di donne allo stadio. E quando nell’ultima stagione in Bundesliga la società si è fatta attrarre dalle sirene del business, installando dei palchetti lap dance per ospiti vip, i tifosi si sono ribellati infliggendo una coltellata alle casse della società e boicottando ogni genere di marketing, finché non hanno dovuto togliere quei privè.

St. Pauli significa scegliere di perdere un milione e mezzo di euro all’anno pur di non vendere il nome dello stadio a un brand (Millerntor è un’antica porta della città che adombra lo stadio).

Questo, e molto altro, è il St. Pauli. Per tutto il resto c’è il calcio moderno. Nell’accezione più bassa del termine.

 I membri del St Puli Fans club italiano

5) Se dovessi scegliere una metafora per descrivere il St Pauli nel calcio attuale e perché.

L’immagine l’ha trovata involontariamente e per gioco Doc Mabuse, il punk che portò la bandiera dei pirati allo stadio: “Ho semplicemente preso una bandiera, l’ho legata a un manico di scopa e sono andato allo stadio. La mia bandiera aveva un teschio dei pirati con una benda, in segno di libertà e di resistenza all’autorità”.

Ma siccome è una bella domanda descrivo la mia immagine. Un bambino che cammina controcorrente guardando avanti mentre una fiumana di adulti cammina a testa bassa nell’altra direzione. La passeggiata controcorrente, nel verso opposto della deriva che il calcio sta prendendo, di un bambino, perché la fede del St. Pauli è un cammino in divenire.

6) Durante la stagione quali iniziative portate avanti

Questo è l’anello debole del club, dovuto proprio al fatto di essere una comunità che si riunisce su internet ma che di fatto non si conosce. Oggi però bisogna sfruttare le enormi potenzialità della rete. Magari inventandosi la Instagram story di cui accennavo prima. O raccogliendo un album di foto di tifosi da ogni parte d’Italia. E’ tempo che ci pensiamo e penso sia arrivato il momento di concretizzare. Lo prendo come un compito per le vacanze.

7) Se dovessi consigliare ad un ragazzo perché “associarsi” al St Pauli, quali sentimenti ed emozioni toccheresti per convincerlo che il calcio non è solo un pallone che rotola.

A quel ragazzo direi che quando il club è stato sull’orlo del fallimento, a inizio secolo, sono stati i tifosi stessi a salvarlo con una campagna di refunding. A testimonianza del fatto che non c’è Presidente o sponsor che possa salvare l’amore della sua squadra. Il sistema italiano è indirizzato a trattarci come clienti, non tifosi. Il St. Pauli è senso di appartenenza. E’ vietare qualsiasi annuncio pubblicitario dieci minuti prima della partita per concentrarsi su ciò che accade in campo. E’ avere un numero importante di posti in piedi in tribuna perché la partecipazione dev’essere attiva. E’ scendere in campo sulle note di Hell’s Bells degli AC/CD. E’ un progetto in cui i tifosi più giovani sono portati in trasferta a conoscere i coetanei dell’altra squadra per condividere la stessa passione per il calcio.

Il St. Pauli è un altro calcio ancora possibile.

E a quel ragazzo direi di raccogliere poche centinaia di euro, ma davvero poche, e prendere un volo per Amburgo, andarsi a vedere una partita del St. Pauli ed entrare in un mondo parallelo.

 

One thought on “St. Pauli, il fans club italiano che ama la sua cultura calcistica

  1. Ci sono tante altre cose che fanno del sankt Pauli un unicum nel mondo del calcio moderno. In primis la politica, poi il riconoscersi in certi valori e ancora il voler puntare su giocatori tedeschi o cresciuti in campionati tedeschi. Sankt Pauli non è una squadra di calcio ma un mondo a parte tutto da scoprire. L’atmosfera del Millerntor è qualcosa di eccezionale…

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