Si può fare autocanestro nel basket?

Segnare nella propria porta è un’onta professionale per qualunque atleta, sebbene non sia mai da condannare in quanto può capitare che, per via di una serie di coincidenze fortuite, il pallone tocchi una parte del corpo e rotoli lentamente oltre la riga bianca,

Ma nello sport della pallacanestro esiste l’alter ego dell’autogoal, ovvero l’autocanestro? Può capitare, ed il regolamento lo concede, che un giocatore segni involontariamente nel proprio canestro?

Analizziamo prima la regola e poi andiamo a scoprire il motivo per cui venne redatta dagli organi tecnici.



Fare autocanestro: è possibile?

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Photo by Ralphs_Fotos

Ebbene si, è possibile segnare un autocanestro, ovvero infilare il pallone nel proprio cesto, ma il regolamento specifica quando è ammesso e quando invece non determina alcun cambiamento nel punteggio.

Quando è valido autocanestro

Secondo la regola 16.2.2

Se un giocatore segna nel proprio canestro accidentalmente, il canestro è valido e verrà registrato come realizzato dal capitano della squadra avversaria.

Può capitare quando, giocatori delle due squadre, nel contendersi la sfera la toccano una o più volte, ed uno dei giocatori, sfiorandola, finisce per infilarla nel proprio canestro. In questo caso l’arbitro assegnerà i due punti a referto.


Quando non è valido autocanestro

Secondo la regola 16.2.3

Se un giocatore segna deliberatamente nel proprio canestro, commette una violazione e il canestro non è valido.

In questo caso quindi, la segnatura non verrà registrata ed annullata, senza comportare alcuna sanzione per il giocatore che ha commesso il fatto.

Casistica

Nei campionati dilettantistici ed ancora di più in quelli giovanili, può capitare che un giocatore, appena entrato dalla panchina, perda il senso dell’orientamento e finisca per segnare nel proprio canestro. In questo caso, la casistica prevede che, essendo un gesto volontario, anche se fatto in maniera erronea, non determina la segnatura.

Autocanestro: la storia vera

 

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Antonello Cobianchi (@museo.nazionale.del.basket)

Correva l’anno 1962, ed il 18 gennaio nella storica palestra di Via XXV Aprile a Varese, si disputava l’andata ottavi di finale della Coppa dei Campioni fra la Ignis Varese, squadra di casa ed il già mitico Real Madrid. Se per i varesini dovrà ancora arrivare l’epoca d’oro, i blancos erano già la storia della pallacanestro, dominando in lungo e in largo in patria (ma non ancora in Europa).

Quando si era sul punteggio di 80 pari a pochi istanti dal termine della partita, il giocatore iberico Lorenzo Alocén prese palla ed andò ad infilare nel proprio canestro, dando così la vittoria di due punti ai padroni di casa. Nella bolgia finale, inizialmente i tifosi gialloblù gioirono per il successo.

In realtà si trattò di una vera e propria beffa. Dietro ispirazione del tecnico madrileno Pedro Ferrandiz, la sconfitta per soli due punti consentiva di affrontare il ritorno con maggior tranquillità. La piccola palestra (tuttora esistente) era infatti una vera bolgia, con i tifosi assiepati dietro i canestri ed in balconata. Ed il tecnico iberico preferì perdere con un piccolo scarto piuttosto che affrontare i supplementari che avrebbero potuto costituire ben più di una beffarda sorpresa.

Ed ecco allora che, capita l’antifona, la squadra del Real Madrid fu costretta a lasciare la palestra scortata, fra due ali di folla inferocite. Al ritorno i madrileni vinceranno comodamente per 83-62. Arriveranno in finale ma gli andò male: furono battuti dagli allora sovietici Dinamo Tbilisi.

 

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Monica Gallinaro (@monicaemmmandrea)

La FIBA allora, prima di assistere ancora a situazioni del genere, intervenne in maniera decisa vietando l’autocanestro volontario, senza però appunto attribuire alcuna sanzione.

Davide Bernasconi

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