Shay Elliott, l’irlandese che lottò contro la sfortuna al Tour

Shay Elliott, ciclista irlandese, fece il suo debutto al Tour de France nel 1956, ma sfortunatamente dovette ben preso ritirarsi dalla corsa, in seguito a lesioni riportate in un incidente in cui era incappato poco prima di schierarsi al via delle celebre corse a tappe. da un incidente prima dell’inizio del Tour.

Due anni dopo ebbe l’occasione di ripresentarsi al via e questa volta riuscì ad arrivare a Parigi, nonostante avesse sofferto un’incredibile quantità di disavventure lungo il percorso. La sua determinazione a raggiungere il traguardo fu infatti costante e, così facendo, divenne il primo ciclista irlandese a finire il Tour de France.

Shay era un membro del team internazionale al fianco di tre britannici: Brian Robinson, Stan Brittain e Roe, quattro danesi, due portoghesi e due austriaci. Robinson assaporò il successo in gara quando vinse la settima tappa a Brest. L’italiano Arigo Padovan tagliò il traguardo per primo, ma venne relegato al secondo posto per le sue scorrettezze in uno sprint che definire caldo è poca roba. Robinson fu dunque il primo inglese a vincere una tappa al Tour.

Elliott nel frattempo incappò nella sua prima disgrazia nella tappa di apertura a Bruxelles quando finì rovinosamente a terra e si tagliò un ginocchio. Riuscì comunque a finire settimo.

Il giorno seguente, Elliott andò in fuga ma venne ostacolato da un passaggio a livello abbassato mentre il gruppo ignorò le istruzioni in materia, senza concedere il ripristino del vantaggio prima della pausa dovuta al passaggio del treno. Ancora una volta, ottenne un buon piazzamento finendo terzo sul podio. Affermò dopo la tappa che la sua maglia era stata tirata nello sprint, ma le sue affermazioni vennero belllamente ignorate dalla giuria di gara.

La sfortuna lo colpì anche nella nona tappa della corsa da Quimper a Saint-Nazaire. Anche stavolta fu bravo a trovarsi in fuga, ma un incidente meccanico vicino al traguardo lo fece concludere solo settimo.

Il Tour arrivò sui Pirenei pochi giorni dopo e durante la discesa del Col d’Aubisque, Elliott forò. Poi cadde sulla stessa discesa ma proseguì fino al traguardo.

Elliott fece fatica, con le ferite che aveva riportato ed il giorno seguente giunse al traguardo a 25 minuti dal vincitore della tappa, Federico Bahamontes. Il suo morale era ancora buono anche se poi scherzò dicendo che stava andando così piano che aveva tutto il tempo di ammirare il panorama.

Altra vicenda negativa, arrivò una brutta bronchite a colpire Elliott quando la corsa si era trasferita sulle Alpi. Era comunque deciso a continuare. “Non voglio abbandonare. Voglio rimanere fino alla fine per salvare l’onore dell’Irlanda “, disse ai giornalisti dopo la tappa.

Elliott cadde ancora nella tappa epica da Briançon a Aix-les-Bains, quando subì abrasioni alle braccia e alle gambe, ma rifiutò le cure mediche. Come se ciò non bastasse, anche due forature furono di ostacolo nella tappa vinta da Charly Gaul.

Mancavano pochi giorni al traguardo di Parigi quando fu colpito da un’altra malattia, la dissenteria. A questo punto era davvero in difficoltà e nella crono finale venne raggiunto da parecchi corridori che gli erano partiti alle sue spalle.

Non aveva più forza nelle gambe; ebbe soltanto l’idea di rimanere in scia ad uno dei corridori che lo avevano raggiunto e superato, senza temere di ricevere una penalizzazione. Voleva solo arrivare a Parigi, e così fu.

Elliott terminò la gara vinta da Charly Gaul, in 48-esima posizione, diventando così il primo irlandese a finire il Tour.

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