Roberto Baggio: un mito intramontabile

Nella storia del calcio ci sono molti calciatori che hanno conquistato il cuore dei tifosi ma pochi, pochissimi, sono riusciti a farsi amare in maniera trasversale da tutti gli appassionati di calcio e non. Roberto Baggio rientra all’interno di questa seconda categoria, ovvero tra quegli sportivi come Federer, Schumacher e Michael Jordan che, oltre ad aver influenzato intere generazioni di appassionati e di sportivi, sono diventati un fenomeno di cultura di massa capace di resistere all’inesorabile incedere del tempo.

Dal cortile di Caldogno al rigore sbagliato a USA ‘94

C’è un filo conduttore che lega tutto il percorso calcistico di Baggio, dagli esordi nel campetto dell’oratorio di Caldogno, passando per il Pallone d’Oro sino ad arrivare al tristemente noto rigore sbagliato contro il Brasile nella finale mondiale del 1994: l’amore viscerale per il gioco del calcio. Eppure, la sua carriera era iniziata nel peggiore dei modi, quando con la maglia del Vicenza a soli 18 anni subì il primo dei tanti infortuni al ginocchio della sua carriera. Le conoscenze mediche dell’epoca erano decisamente inferiori rispetto a quelle attuali e inevitabilmente quell’operazione condizionò per sempre la carriera del Divin Codino. L’arrivo a Firenze, piazza della sua consacrazione e i disordini che seguirono al suo passaggio ai rivali storici della Juventus, avevano già lasciato intendere che Baggio fosse ricoperto da una sorta di aura di sacralità che l’ha poi accompagnato per tutta la vita. Eppure, nonostante abbia vestito la maglia di Juventus, Inter e Milan, le pagine più belle e romantiche Baggio le ha scritte in provincia, a Bologna prima e a Brescia poi. Proprio a Brescia, che secondo le scommesse online è una delle favorite per la vittoria del campionato di Serie B, in compagnia di giocatori del calibro di Guardiola, Toni e Pirlo, un Baggio a mezzo servizio dal punto di vista fisico dimostrò una volta di più la sua straordinaria classe che, con ogni probabilità, ha ben pochi rivali in tutta la storia del calcio.

Un fenomeno di culto senza tempo

Lo sport è metafora della vita e, se possibile, la storia di Roberto Baggio racchiude in sé tutto ciò che lo sport e la vita possono offrire. Dal successo al fallimento, dall’euforia alla depressione, dalla gioia al dolore: tutto questo ha accompagnato ciclicamente Roby Baggio lungo il corso della vita. Nonostante i tanti, troppi, infortuni che ne hanno condizionato il rendimento, il Divin Codino è stato uno dei calciatori più forti di tutti i tempi, dalla classe cristallina, tanto da spingere un certo Pep Guardiola a dichiarare in più di un’occasione che Baggio è il calciatore più forte che abbia mai visto su un campo di calcio. Roberto è caduto mille volte e si è rialzato una volta di più, con una dignità e uno spirito di sacrificio d’altri tempi che ha portato gli appassionati di tutto il mondo a venerarlo come si fa con le divinità, quelle che indicano il percorso nei momenti più bui delle nostre esistenze.

Anche dal suo ritiro “spirituale” nella campagna veneta, Baggio continua a far parlare di sé con i suoi silenzi, le sue debolezze e le sue fragilità, come solo i grandi riescono a fare.

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