Perchè si cambia campo nel calcio

Si dirà che è una regola strana, dover cambiare campo di gioco in cui si deve attaccare dopo la fine del primo tempo di una partita di calcio.

Eppure, il cambio campo, non luogo dove si deve giocare, ma semplicemente la porta verso cui attaccare alla ripresa del gioco, dopo l’intervallo, è una delle regole più democratiche che possa esistere.

Indipendentemente dal fatto che una delle due squadre, a meno che si giochi in campo neutro oppure a porte chiuse, debba vantare il sostegno dei propri tifosi mentre cerca di segnare un goal, la regola consiste nel fatto che lo spirito del gioco impone di dare ad entrambe le compagini la medesima possibilità di vantare un possibile vantaggio nel gioco.



Non essendo infatti perfettamente identici le due parti di campo, anche in virtù delle differenti condizioni atmosferiche, come vento, ghiaccio, condizioni del prato per via della possibile ombra delle tribune, lasciare ad entrambe le squadre la possibilità di godere di un vantaggio o di subire uno svantaggio, come potrebbe essere il sole in faccia in determinate giornate, lascia di fatto aperta al fato la situazione più o meno sfavorevole.

Ecco allora spiegato perché, al momento del sorteggio, l’arbitro chiede ad uno dei capitani di scegliere la parte di campo verso cui attaccare.

Sembrerà strano, ma in città assai ventose come Genova, Trieste od altre località del Nord Italia, è meglio garantirsi subito il vantaggio nella prima frazione di gioco, non avendo la sfera di cristallo per capire se poi la situazione varierà.

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Invece diversamente da quanto accade in campo, le panchine non cambiano fra un tempo e l’altro.

Identico sorteggio accade al momento dell’eventuale disputa dei tempi supplementari: pur non essendoci più la regola del golden goal, meglio sfruttare subito il momento più propizio, scegliendo la parte di campo che sembra avere la situazione migliore.



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