Perchè la boxe è la nobile arte

Come e chi inventò il termine di boxe inteso come nobile arte. Lo sviluppo di questo sport nel corso dei secoli. Il primo regolamento ufficiale della storia del pugilato.

La boxe, o pugilato per dirla all’italiana, è una disciplina sportiva dalla lunghissima storia, nota fin dai tempi di Omero e da sempre inserita all’interno dei Giochi Olimpici dell’era antica. Era una vera battaglia, che si combatteva completamente nudi e gli incontri duravano fino a che non si verificava il ko di uno dei pugili, che poteva anche coincidere con la sua morte.

Poi, nel corso dei secoli, la boxe si è evoluta sotto molti punti di vista, fino ad arrivare all’attuale sport che prevede un ring e adeguate misure di sicurezza.

Venne ufficialmente considerato uno sport da James Figg nel XVII secolo, un pugile londinese che si batteva di villaggio in villaggio per dimostrare la sua forza, tanto che nel 1719 lo stesso Figg, dopo aver vinto il campionato inglese, si autoproclamò campione del mondo.

Poi si trasferì a Londra, dove aprì un’accademia dedicata solo alla boxe, e che vide l’iscrizione di più di 1000 persone. Il successo non gli diede alla testa, ma cercò sempre di portare avanti il concetto di arte del pugilato e non di semplice combattimento fra uomini. Figg infatti, aveva praticato agli inizi di carriera anche la scherma e da quella disciplina aveva appreso la tattica per affrontare gli avversari e colpire al momento giusto.

Sul suo biglietto da visita scrisse: “Master of the noble science of defence” ovvero Maestro della nobile arte della difesa.

Poi, qualche anno più tardi, precisamente nel 1743, il suo allievo prediletto Jack Broughton diede alle stampe il London Prize Ring Rules, il primo regolamento ufficiale nella storia del pugilato.

Diversi gli elementi che si ritroveranno in questo sport anche dopo più di 200 anni, precisamente:

  • il ring viene delimitato da corde
  • il pugile viene assistito da due secondi
  • un arbitro con il compito di giudicare ed un altro per controllare il tempo
  • nascono i colpi vietati: colpi portati con la testa, coi piedi e le ginocchia e i colpi sotto la cintura
  • sospensione dell’incontro per 30 secondi quando uno o entrambi i pugilatori finivano a terra; trascorsi i 30 secondi si contavano 8 secondi: chi non era in grado di riprendere era sconfitto.

Tuttavia ancora non vi era un limite alla durata dei combattimenti. Inoltre erano in voga le scommesse sui matches ed era normale ed ammesso che gli stessi pugili potessero scommettere su sè stessi.

Sarà con l’introduzione delle “Regole del Marchese di Queensberry”, ideate nel 1865 da John Sholto Douglas, che il pugilato entrerà ufficialmente nell’era moderna. Douglas era un nobiluomo di origini scozzesi, nato a Firenze nel 1844 ed il cui terzogenito, Lord Alfred “Bosie” Douglas, terzogenito, sarà amante del celebre autore e poeta Oscar Wilde.

Davide Bernasconi

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