Anche il baseball USA gioca a porte chiuse: Orioles – White Sox

Quando giocare a porte chiuse è un obbligo imposto dalle forze dell’ordine: anche in USA, dove il pubblico raramente provoca incidenti, si è disputato un match di baseball senza pubblico di spalti. I precedenti nello sport più curiosi.

Nessun motivo di ordine pubblico relativo alle tifoserie calde, poichè nel baseball, se si eccettuano i New York Yankees che giocano nel “caldo” Bronx, le intemperanze si limitano ad isolati striker alla ricerca di qualche minuto di fama.

Nella stagione 2015, il massimo campionato americano vide la disputa del primo match in assoluto senza la presenza di pubblico sugli spalti. Nella città di Baltimora erano da giorni in atto una serie di proteste in seguito ai funerali di Freddie Gray, un ragazzo afro-americano morto mentre era in custodia della polizia.

Le forti tensioni che si scatenarono in città costrinsero gli Orioles a cancellare l’incontro del 29 aprile in calendario al Camden Yards contro i Chicago White Sox (la squadra di cui è tifoso il Presidente Obama). Ma la difficoltà di reperire un data disponibile per il recupero, in USA si gioca tutti i giorni, convinse la franchigia ad optare per una decisione storica: giocare una partita senza pubblico sulle tribune, a porte chiuse.

Il Camden Park desolatamente vuoto

Il sindaco della città Stephanie Rawlings-Blake dichiarò quando venne ufficializzata la decisione: “un altro giorno triste nella nostra città”.

In uno stadio dalla capienza massima di 42.000 spettatori, gli Orioles vinsero per 8-2 l’incontro durato in totale 2 ore e tre minuti.

La storia del “batti e corri” americano vide in passato il ricorso a modifiche del calendario: nel 1992 i tumulti nella città di Los Angeles per il caso Rodney King, l’uomo anch’esso afro-americano picchiato dai poliziotti durante l’arresto, spinse la Lega a posticipare quattro incontri dei Dodgers.

Nel 1967 invece, incidenti nella città di Detroit obbligarono ad invertire la sede, con i Tigers che si recarono proprio a Baltimora. L’uccisione di Martin Luther King Jr invece fece ritardare addirittura l’inizio del campionato, con l’Opening Day posticipato di due giorni. Dopo l’11 settembre 2001 la chiusura fu totale: il baseball professionistico si fermò per una settimana.

L’eccezione del calcio

Sebbene nello sport americano il fattore “porte chiuse” sia un’eccezione, nei campi di calcio europei capita molto più frequentemente.

Nell’ottobre 2014, durante il primo match del girone di Champions League, gli incidenti provocati dai tifosi russi del CSKA Mosca all’Olimpico di Roma costrinsero l’UEFA ad una stangata: tre turni a porte chiuse per i successivi matches. E fu la seconda volta nel giro di pochi mesi che i moscoviti, visto che una condanna del genere era stata comminata anche per il campionato nazionale.

Nel marzo dello stesso anno, fu invece la squadra giapponese dell’Urawa Red Diamonds a giocare a spalti deserti. Un gruppo di tifosi, una ventina, aveva esposto durante una partita uno striscione di stampo razzista che invitava ad avere solo giapponesi in campo.

La foto divenne virale e la lega nipponica chiese che non solo quei fans venissero puniti che il club, per imparare la lezioni, disputasse a porte chiuse la partita successiva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.