Negro League: quando il razzismo governava il baseball USA

Vietato l’ingresso ai giocatori di colore: questa era la “regola” imposta ai colored, che non erano ammessi nel baseball professionistico della MLB e che dovettero, loro malgrado, organizzarsi in leghe indipendenti. Nacquero così le Negro Leagues, che rimasero in vita fra il 1920 ed il 1957. La prima a nascere fu la Negro National League (1920-31; e poi 1933-48); seguì a ruota la Negro Southern League, una minor-league (1920-40); la Eastern Colored League (1923-28); ed infine la Negro American League (1937-57).

E non erano campionati di basso livello, anzi ben 34 giocatori vennero poi scelti ed ammessi nella Hall Of Fame. I primi cinque a guadagnarsi l’Olimpo furono Satchel Paige (leggendario pitcher); Josh Gibson (catcher, e re dei fuoricampo); James ”Cool Papa” Bell (esterno centro e formidabile rubatore di basi); Buck Leonard (prima base e potente battitore); William “Judy” Johnson (terza base, con una fenomenale media battuta di 349); ed infine Oscar Charleston (di ruolo esterno e battitore dotato di potenza e velocità, con 376 di media battuta in carriera).

La Negro League era un vero campionato di baseball e caratterizzato da giocatori che giocavano per il pubblico. Grande velocità sulle basi, e lo show era tutto per il pubblico, tanto che si creava un legame speciale con i fans che assiepavano gli spalti. Non mancavano gli spettatori di pelle bianca, che apprezzavano il gioco, decisamente superiori ad ogni istinto razzista. Addirittura una franchigia, gli Indianapolis Clowns, erano costituiti sulla falsariga degli Harlem Globetrotters, viaggiando in lungo e in largo per gli States. Ed anche in termini di qualità del gioco, non mancarono confronti con le compagini della MLB, che spesso venivano battute.

La stagione generalmente prevedeva fra le 60 e le 70 partite, sebbene non venisse stilato un vero e proprio calendario ma gli incontri venivano stabiliti e fissati in base al budget disponibile.

L’epoca d’oro delle Negro Leagues fu nel periodo 193-1947. I Washington-Homestead Grays erano decisamente più attraenti dei Washington Senators che giocavano in MLB, tanto da riempire gli spalti del Griffith Park in Washington DC, avendo trionfato in ben 9 edizioni consecutive della Negro National League. I Chicago American Giants giocavano nel vecchio Comiskey Park, casa dei Chicago White Sox. I Pittsburgh Crawfords avevano invece a disposizione uno stadio di proprietà, il primo per una franchigia di tale lega,  il Greenlee Field, ed utilizzavano in trasferta un bus personalizzato. I Newark Eagles invece vinsero il titolo nel 1946 sotto la presidenza di Effa Manley, la prima donna a vincere un titolo ed anche la prima ad entrare nella Baseball Hall of Fame, nel 2006. I Kansas City Monarchs invece si distinsero per essere i primi a giocare le partite in notturna, ben cinque anni prima della MLB e furono anche la compagine a “spedire” il maggior numero di giocatori nel massimo campionato.  Il loro lanciatore, la stella Satchel Paige, fece molti più soldi di tanti giocatori delle majors.

 

indianapolis clowns, campioni della Negro League

 

La Negro League fu decisamente un successo e terminò la sua corsa soltanto quando i giocatori afroamericani vennero ammessi nella Major League. Nel 1947, Jackie Robinson, dei Brooklyn Dodgers, ruppe ogni barriera e la Negro League cominciò ad avere i giorni contati. I proprietari delle squadre cominciarono a vedersi sfuggire i giocatori di maggior talento, senza alcuna ricompensa finanziaria. A partire da metà degli anni 50, il torneo divenne una semplice serie di esibizioni, perdendo il fascino della competizione e finendo per essere abolita.

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