Le frasi famose di Zinedine Zidane

Passato dal campo alla panchina, per Zinedine Zidane detto Zizou il calcio sarà sempre vissuto in prima linea e nelle prime posizioni: se si eccettua il Bordeaux, che lo fece conoscere al mondo del pallone, per il transalpino di origini algerine il calcio è sempre stato declinato con la C maiuscola: Juventus, Real Madrid, Francia, tre maglie e tante vittorie, sempre sula vetta del mondo.

Ecco allora che il ruolo, un domani, anche di dirigente di primo livello, non sarebbe un passo indietro.

Le frasi famose di Zidane

Non avrei mai immaginato che avremmo potuto essere eliminati nella prima fase della Coppa del Mondo. (dopo l’uscita nel Mondiale 2002).

Chiedo perdono al calcio, ai tifosi, alla squadra… Dopo la partita (persa contro la Francia in finale contro l’Italia), sono entrato nello spogliatoio e disse: “Perdonatemi. Questo non cambia nulla. Ma chiedo scusa a tutti”. Ma a lui non posso. Mai, mai… Sarebbe come disonorarmi… Preferisco morire!

Ho giocato in due dei più grandi club del mondo. Ce ne sono altri, ma è difficile che eguagliano il palmarès della Juve o del Real Madrid. (dalla conferenza stampa in cui ha annunziato il suo ritiro della attività calcistica; citato in Zidane: “Me voy porque no estoy a gusto con mi fútbol”, Madrid Press, 25 aprile 2006)

Quando sei della Juve lo sei per sempre.

Chiedergli [a Marco Materazzi] scusa? Preferisco morire, che chiedere perdono a un malvagio. Mi rimprovero quel gesto, però se gli chiedessi scusa ammetterei che lui ha fatto una cosa normale. In campo succedono tante cose, quella volta non l’ ho sopportato. Non è una scusa. Ma mia madre era in ospedale. La gente non lo sapeva, ma era un brutto momento. Più di una volta hanno offeso mia madre, e non ho mai risposto. Quella volta, è successo. Se fosse stato Kaká, un ragazzo buono, gli avrei chiesto scusa. Ma a quello là… (citato in «Scuse a Materazzi? Preferisco morire», Corriere della sera, 2 marzo 2010)

La mentalità vincente l’ho imparata alla Juve. Soltanto lì ho capito che vincere era un obbligo, fare parte di uno dei più grandi club del mondo ti pone l’imperativo del risultato. Quando perdevamo, era un dramma. Il calcio è semplice: quando lo si pratica ad alto livello, ogni tre giorni c’è una nuova partita. E questo ti fa scendere in fretta con i piedi per terra dopo una vittoria. E quando perdi, sei obbligato a lavorare più duramente. (da un’intervista a Le Figaro; citato in Zinédine Zidane: “La mentalità vincente l’ho imparata alla Juve”, Quotidiano. net, 20 giugno 2008)“

Quando ho smesso, non volevo allenare. Ma proprio per niente! (Rtl, giugno 2015).

Sono tante le cose che ancora non so. Allenare è un mestiere duro, un mestiere che s’impara con il tempo. (L’Equipe, 2013).

Totti? Fino ad oggi è stato uno spettacolo, posso solo dire chapeau. Chi ama il calcio vuole vedere Totti in campo.

Ho giocato in due dei più grandi club del mondo. Ce ne sono altri, ma è difficile che eguagliano il palmarès della Juve o del Real Madrid.

Penso che Pogba sia un giocatore fantastico. Quello che mi piace di più è che sa fare tutto. È un giocatore completo, che sa anche segnare, perché non disdegna di spingersi in avanti. In termini di qualità calcistica, è straordinario.

Il Bordeaux? Mi hanno fatto una proposta ma ho rifiutato. Ora sono al Real Castilla e non rimpiango la mia scelta. (Rmc, 2014).

Ho scoperto che bisogna saper dire certe cose, anche molto scomode, ai giocatori. Ho scoperto che urlare negli spogliatoi nell’intervallo può avere un effetto positivo. Lo faccio raramente perché credo di avere un’autorità naturale. (France Football, 2015).

La mentalità vincente l’ho imparata alla Juve. Soltanto lì ho capito che vincere era un obbligo, fare parte di uno dei più grandi club del mondo ti pone l’imperativo del risultato. Quando perdevamo, era un dramma. Il calcio è semplice: quando lo si pratica ad alto livello, ogni tre giorni c’è una nuova partita. E questo ti fa scendere in fretta con i piedi per terra dopo una vittoria. E quando perdi, sei obbligato a lavorare più duramente.

Senza esitazioni, Ronaldo è il miglior giocatore con cui abbia giocato. Aveva una tale facilità di controllo. Era il numero uno. Ogni volta che mi allenavo con lui, vedevo qualcosa di diverso, di nuovo, di bello. Ecco quello che differenzia un buon giocatore da un giocatore straordinario.

Per me l’Italia è Torino. La Juve mi ha fatto diventare un grande calciatore e una grande persona, la porto sempre nel cuore.

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