Le frasi famose di Maurizio Sarri

Se di Maurizio Sarri bisogna ricordare una cosa, sicuramente al primo posto vi è la schiettezza. Da buon toscano l’attuale tecnico del Napoli ha facilità di linguaggio e semplicità nello spiegare i concetti, che talvolta hanno anche superato le righe del buon senso.

Se i tifosi avversari (e non solo) non gli perdonano qualcosa, è perché Sarri non si piega mai di fronte a nessuno, coraggio che gli ha permesso di diventare personaggio in una piazza calda come Napoli anche quando i risultati non sempre lo hanno premiato.

Ecco allora alcune fra le frasi più famose che il tecnico, nato dal punto di vista lavorativo  in banca, ha lasciato ai posteri nel corso della sua lunga carriera, iniziata fra i dilettanti e poi arrivata sul palcoscenico della Serie A, prima e poi della Champions League.

Le frasi famose di Maurizio Sarri

Farei fatica a vivere nel caos delle grandi città. Ma io adoro Napoli e la sua umanità, adoro lo spirito sociale che c’è lì, il fatto che se succede una cosa al tuo vicino è come se fosse successa a te. Napoli ti dà un amore unico che ogni allenatore dovrebbe provare nella vita.

Ho sempre detto in questi mesi che lo scudetto è una bestemmia, ma io sono toscano e in Toscana si bestemmia abbastanza. Una bestemmia quindi ogni tanto ci può stare, anche perché può capitare di tutto nella vita.

L’unica perplessità che ho è che sono così legato a Empoli che non sopporterei di fare una cattiva stagione qui. Non vorrei mai che mi volessero meno bene.

[La mia filosofia] Non è riproducibile se ci sono solo stranieri, nel momento in cui ci saranno 20 italiani su 25 in rosa si ritroverebbero alcuni degli ideali persi nel calcio moderno.

Gli anni ’70 verranno ricordati per l‘Olanda anche se non ha vinto.

Prima ero più rigido. Ero più portato a pensare che la tattica fosse un valore assoluto. Ora so che il bambino che c’è in ogni giocatore non va mai spento. Non va mai represso l’aspetto ludico, quello per il quale il calcio si chiama, appunto, gioco del calcio. Quando un giocatore si diverte rende il doppio, ed è uno spettacolo meraviglioso.

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Questa frenesia, per la quale un allenatore è un cretino se perde due partite o un genio se ne vince due e un attaccante una schiappa se sbaglia un rigore e un genio se fa un gol qualsiasi, rende molto difficile far vivere progetti e quindi far evolvere il calcio.

Poi ho scelto come unico mestiere quello che avrei fatto gratis. Ho giocato, alleno da una vita, non sono qui per caso. Mi chiamano ancora l’ex impiegato. Come fosse una colpa aver fatto altro.

L’esperienza in banca è un valore aggiunto: ho appreso il valore dell’organizzazione e della capacità decisionale.

I fischi dei tifosi li considererei una manifestazione d’affetto. (pensando che andrà a giocare contro il Napoli al San Paolo per la prima volta nel gennaio 2020).

Faticoso è alzarsi alle 6 per andare in fabbrica. Qui serve solo armonia di movimenti e di tempi.

[… ] l’allenatore è come il pesce, dopo un po’ puzza…

(in merito al trasferimento di Higuain alla Juve nell’estate 2016) L’abbandono è stato un momento brutto, mi potevo aspettare la Premier, non la Juventus.

[Sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori] È un totem, il simbolo delle lotte dei nostri genitori e dei nostri nonni. Facciano le riforme che vogliono, ma l’articolo 18 non va toccato, per ciò che rappresenta.

Non so se Insigne e Higuain possono colmare il gap con la Juventus: abbiamo dei grandi attaccanti ma da qui a competere con la Juventus ce ne vuole. Alla lunga il fatturato pesa…

Nelle categorie inferiori conosco tanti che potrebbero stare al posto mio, se godessero di attenzione mediatica.

In questo momento non ho pensieri sul futuro, dopo questa esperienza posso pensare anche di smettere, non so quante energie mi restano e se penserò di fare ancora bene.

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Se uno non se le sente più è giusto che smetta.

Un allenatore che indovina la piazza ideale ha un gran fiuto o un gran culo. A Empoli sappiamo che la crescita di un giovane passa anche dai suoi errori. Il pubblico ha sposato l’idea: nutre un feroce senso d’appartenenza per il vivaio. Altrove c’è il complesso dell’errore: sbagli una palla e non giochi più. Noi rischiamo la B, ma lottiamo. Due mesi fa ci davano per spacciati.

(stagione 2017/18) Vedendo il calendario, la Juve ha gare abbastanza abbordabili, a parte che per la Juventus lo sono tutte, e questo potrebbe metterci pressione…

Non ti mando a fare in c.. perchè sei una donna detta nel dopopartita di Inter-Napoli del 10 marzo 2018 e rivolta ad una giornalista.

Davide Bernasconi

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