Le frasi famose di Luciano Moggi

Padre-padrone del calciomercato, come veniva ritenuto da tanti, dirigente di numerose società italiane, Roma, Napoli, Torino, Juventus, Luciano Moggi ha lasciato il mondo del calcio dalla porta di servizio vista la condanna avuta dopo i gradi di giudizio per Calciopoli.

Non famoso per essere un amante del dialogo e delle lunghe conversazioni, ogni volta che un cronista gli chiedesse lumi sui prossimi acquisti, riusciva sempre a sviare. Ecco allora una raccolta delle sue citazioni più celebri, spesso fatte in maniera ironica.

Le frasi famose di Moggi

“Il presidente Moratti ha fatto molti errori. Ha speso una quantità enorme di soldi per confezionare impropriamente la sua squadra. E vogliamo parlare di mestieri? Che ne dice di Seedorf e Pirlo per Coco e Guly, o Cannavaro per Carini?“

L’Inter è campione di prescrizioni. È già a quota 9, quando arriverà a 10 avrà diritto ad una stella sulla maglia.

[Sul “caso Iuliano-Ronaldo” in Juventus-Inter 1-0 del 26 aprile 1998] Non ci doveva proprio essere la partita: l’Inter doveva essere in serie B visto che aveva tesserato Córdoba come comunitario e comunitario non era.

[Sui risultati sportivi della Juventus nella stagione 2009-2010] Succede quello che avevo previsto da tempo. La società non esiste, guidata da gente che non sa di pallone. E la squadra fa acqua. Dopo un anno che era arrivato a Torino, Blanc ebbe il coraggio di dire che il calcio è più semplice di quanto pensasse. Poveretto. Cosa ne sa lui di questo mondo?

Schede svizzere? Le schede svizzere sono state un’idea della società Juventus e non mia. Le schede venivano tenute nella sede e non dal sottoscritto. Perché sono state acquistate? Sapevamo di essere spiati da Telecom e per questa ragione è nata l’idea di usare queste schede.

Quando uno che dice “ho fatto Calciopoli prendendo i tabellini della Gazzetta dello Sport”, rovinando delle famiglie, è meglio che stia zitto.

[Riferendosi a Kaká] Uno con un nome così non potrebbe giocare nella Juve.

[Riferendosi al Presidente della Lazio, Claudio Lotito] Lui da ragazzino era scemo. Ora è scemo e vanesio.

[Dopo la sentenza in primo grado nel processo penale di Calciopoli a Napoli nel 2011] La mia condanna significa la sconfitta della Juve nella rincorsa agli scudetti 28 e 29. Scindere la Juve da me mi sembra una cosa impossibile: ero dg e lavoravo a stretto contatto con l’ad Antonio Giraudo. Giraudo era la Juve, lui aveva detto che non si poteva spendere una lira senza la sua firma.

L’Inter prima del 2006 arrivava a 15 punti dalla Juventus. Finito l’alone di Calciopoli è ritornata nell’ambito che le è più proprio, cioè a 23 punti dalla Juventus e al sesto posto. Questa è la dimostrazione migliore che il calcio era pulito e che c’era chi non sapeva operare.

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