Le frasi famose di Gianpiero Gasperini

Una vita da genoano parafrasando la canzone di Ligabue dedicata a Lele Oriali: per Gianpiero Gasperini le parole sono un peso, nel senso che è un piemontese concreto (falso e cortese lo offende parecchio) a cui il lavoro non pesa mai. Il segno sono i pochi cambi di casacca nel corso della sua  carriera da tecnico che nella Bergamo operaia e lavoratrice pare aver preso una piega decisamente favorevole, con li orobici tornati in Europa dopo due decenni più o meno. Ma Genoa ed i rossoblù saranno sempre nel suo cuore, perché sulla piazza genoana dire Gasperini è dire fiducia.

Le frasi famose di Gasperini

La svolta era venuta da Calciopoli che ha annientato la Juventus, senza l’Inter avrebbe continuato a non vincere. Poi, dopo Mourinho, il trend è tornato il solito, ma un allenatore come Benitez meritava maggiore credibilità. E a me, poi, hanno dato solo due mesi.“

[Su Federer] Penso che dopo averlo visto giocare dal vivo, io non lo farò per un po’… È un campione assoluto, uno degli sportivi più forti al mondo: un esempio di coordinazione, forza atletica e di classe.“

Leicester? Ci unisce solo il fattore sorpresa, per il resto siamo diversissimi. Loro sono una squadra matura, costruita con gente comprata dappertutto, che gioca in un modo diverso e con un’importante disponibilità economica”.

“Soddisfazione nel battere il Genoa? No – ha risposto -, soddisfazione nel vincere con l’Atalanta. Vincere in questo modo, contro una squadra forte qual è il Genoa è una grandissima soddisfazione”. (commentando la vittoria della sua Atalanta nel torneo 2016-17)

“Della guerra non mi sono accorto. È vero che la difesa a 3 era vista con ripugnanza. All’Inter sono rimasto troppo poco per poter fare danni. I danni li ho subìti, semmai. Poi, è stata una soddisfazione, col Genoa, arrivargli davanti”. (in merito alla sua breve esperienza all’Inter)

“Poco o nulla. Non ho ben chiara la differenza tra gasp e gulp. Se indica un moto di sorpresa, Gasp mi va benone”. (in risposta alla domanda se gradisce essere soprannominato Gasp)

“Io auguro a tutti i nostri ragazzi di realizzarsi ma senza fare paragoni. Sui giovani vorrei sviluppare un discorso. Me ne intendo perché ho allenato per molti anni le giovanili della Juve”.

“Non è poco, dentro mi è rimasto molto. Mio padre Giuseppe, detto Gino, juventino, mi ha portato a fare un provino quando avevo 9 anni. E la Juve, nella persona di Mario Pedrale, mi ha preso. In Primavera ero compagno di Brio, Marocchino, Verza. In prima squadra solo una partita di Coppa Italia. Se non sono arrivato più in alto, significa che mi mancava qualcosa. Un po’ di forza fisica, direi oggi”. (raccontando la sua breve esperienza da calciatore  alla Juventus)

(parlando della Juve) Per due volte ho avuto contatti, quando la squadra era in B e poi ai tempi di Secco e Blanc. Alla Juve sono grato perché è stata una scuola di vita, perché mi ha trasmesso valori che oggi possono sembrare anacronistici: la disciplina, il senso di appartenenza, il rispetto dei ruoli e degli avversari. Quello che ho imparato ho cercato di insegnarlo da allenatore.

Cerco di essere professionale. Non faccio il confessore o il fratello maggiore dei giocatori. Non cerco il dialogo a tutti i costi. Quello che ci unisce è la professionalità. Se qualcuno mi cerca, sa dove trovarmi.

Mi ritengo una persona discreta ma so affrontare i problemi. Piemontese falso e cortese, neanche un po’.

Sì, perché c’era una pressione pazzesca. Sembrava di essere alle ultime settimane di campionato. Ho percepito addirittura paura, timore di non farcela. Adesso vedo consapevolezza invece. (parlando dopo la vittoria contro il Napoli nel torneo 2016-17)

Non so se chiamarlo coraggio. Nella vita ho tanti dubbi ma anche alcune convinzioni forti. Ed è su queste che ho costruito la mia carriera.

Se hai un giovane bravo devi farlo giocare, dargli fiducia. Non bisogna tarpargli le ali. Nel calcio, ma anche nella vita di tutti i giorni, c’è molta severità verso i giovani e meno nei confronti di chi è più maturo. C’è poca propensione ad aiutarli.

Sono permaloso con i permalosi, arrogante con gli arroganti, presuntuoso con i presuntuosi e con chi non stimo. Per il resto sono uno normale

 

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