Le frasi famose di Fabio Caressa

Se fosse un calciatore, Fabio Caressa sarebbe un uomo tuttofare, un utility o come forse inventerebbe lui l’espressione, un tuttocampista. Salito agli onori della cronaca durante i Mondiali di Germania 2006, quando le sue introduzioni ai matches dell’Italia divennero celebri e celebrate per la modalità artistica, i riferimenti storici e gli auspici favorevoli che invocava, le telecronache con Beppe Bergomi sono diventate eventi che vanno al di là della partita.

Ecco allora che leggerle pare quasi il modo per rievocare i momenti magici degli Azzurri di Marcello Lippi e non solo.

LE FRASI FAMOSE DI FABIO CARESSA

 

Alza la coppa, capitano! Alzala alta al cielo, capitano, perché questa è la coppa di tutti gli italiani! Perché oggi grazie a voi abbiamo vinto tutti! Alzala alta perché oggi è più bello essere italiani!

Dieci minuti prima di entrare in campo, sto lì con la testa china, cerco il massimo della concentrazione, poi l’allenatore mi dice le ultime cose, già le so, me le ha dette 100 volte. Le ho pensate 1000. Poi c’è il rito, ogni squadra ha il suo, un urlo forte e siamo pronti, adesso ci siamo, adesso andiamo fuori, adesso andiamo a vincere. Dallo stadio Niedersaksen di Hannover Italia-Ghana, oggi sapremo chi siamo.

Ci sono stadi che valgono per il nome, e per la storia; stadi dove il calcio è un’altra cosa, dove sembra una religione. Forse è per questo che giocare al Bernabeu sembra qualcosa di trascendente, quasi una missione; perché vincere qui non conta per la classifica, non per la Champions, e forse neanche per la carriera, vincere qui conta perché vincere qui ti fa sentire più Uomo! [Real Madrid-Juventus, 5 novembre 2008]

Intorno a loro territori ostili. Fieri nella piana del Campo Nuovo attendono. Gli sguardi scrutano la conquista. Il rumore dei nemici ha annunciato il loro arrivo. Salde le gambe sostengono il coraggio. Oggi è il giorno segnato nel destino delle loro vite. Quella che volge al crepuscolo, deve essere la sera della gloria. [Barcellona-Inter, 28 aprile 2010]

Siamo nell’era del villaggio globale. Eppure conta ancora il piccolo mondo quotidiano, il panettiere, l’amico bar, i colleghi d’ufficio. Navighiamo e chattiamo, ma è il rapporto con chi abbiamo vicino che cambia il nostro umore. Ecco perché, un derby così, nel suo piccolo, a Genova, conta di più! [Genoa-Sampdoria, 28 novembre 2009]

Oggi siamo esploratori di un continente ignoto. Non sappiamo fino a dove si estende; non sappiamo cosa ci troveremo di fronte. Ma abbiamo delle certezze. Il cammino è ancora lungo, il campo base è alle spalle. Abbiamo lasciato lì le nostre paure. Vogliamo andare avanti. Fino all’Eldorado. Dal Fritz-Walter stadium di Kaiserrslauten Italia-Australia.

Io sono orgoglioso se esiste un caressismo, vuol dire che è un modo di fare telecronaca riconosciuto. Il caressismo – se c’è – è riuscire a trasferire l’emozione che si vive sul campo a casa.

Sono abituati a navigare in mari pericolosi, a vivere il mistero della tradizione Maori, la forza, il coraggio, e la capacità di soffrire. [telecronaca di introduzione a Italia-Nuova Zelanda]

La cena di classe, ma solo maschi. Due cose urlate in faccia per sfogarsi, una stretta di mano dopo una litigata. Abbracciarsi forte per sentire il calore dell’amicizia. Ci sono cose che cementano un gruppo, ci sono momenti che diventano decisivi perché si superano insieme le difficoltà, e si guarda a nuovi orizzonti. [Napoli-Juventus, 18 ottobre 2008]

Una partita così può dare senso a una vita. Roma è la città della storia, eppure la storia passa anche da piccoli fatti: anche da una partita così. Perché se ci tieni a una partita così, se la vinci, per qualche ora ti cambia il modo di vedere il mondo. [Presentazione di Olympique Lione-Roma, 7 marzo 2007]

Ne è passato di tempo da quando la Chiesa ha approvato come tale un Miracolo. Quel giorno era sempre di mercoledì e, chiamatela fatalità, era il 13. Sono passati tanti anni da quel mercoledì 13, forse anche troppi. Non è che verso le 22:40 la Chiesa si dovrà di nuovo mettere al lavoro? [Schalke 04-Inter, 13 aprile 2011]

E finisce qui. L’Inter batte il Milan 4-3. Amici dell’Inter, amici del Milan, se siete seduti accanto a un vostro amico che tifa per l’altra squadra, stringetegli la mano. E’ stato uno dei derby più belli di tutti i tempi. [Al fischio finale di Milan-Inter, 28 ottobre 2006]

Certo che Quaresma col sinistro, come si diceva un tempo, non sale neanche sull’autobus. [Inter-Bari, 23 agosto 2009, dopo una rabona effettuata dal portoghese; è una citazione di Manlio Scopigno riferita a Luigi Riva]

Io sono un uomo di campo, io so cosa vuol dire combattere per vincere. Io sono un uomo di sport, io so cosa vuol dire vivere nel gruppo, leggere negli altri le tue stesse speranze. Io so cosa vuol dire avere un sogno comune e trovarsi ad un passo dal realizzarlo, io conosco i pensieri che attraversano le vostre menti, le paure che dovete vincere: io ci sono stato, io so che potete farcela, che farete di tutto, che sentite che vi siamo vicini. Adesso, ragazzi, adesso è il momento, noi ci crediamo. È il 9 di luglio del 2006, è l’Olympiastadion di Berlino, Italia-Francia, è la finale. [telecronaca di introduzione a Italia-Francia, 9 luglio 2006]

E che hai vinto sei a zero in Brasile contro il Brasile lo racconti ai nipoti, ai pronipoti, per generazioni e generazioni. [Brasile-Germania, semifinale, dopo il 6-0 di Schurrle]

 

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