Le frasi famose di Adriano Galliani

Nel mondo del calcio da più di un trentennio, Adriano Galliani è stato uomo immagine ed ombra del Milan al tempo stesso: quando serviva fare da scudo ai rossoneri, si è sempre immolato sull’altare della causa comune, quando era il Presidente Berlusconi ad aver bisogno della scena, allora il buon Adriano ha saputo rimanere  in disparte, pronto ad assecondare i desideri del patron storico del club di Via Turati (un tempo).

 

Ecco allora che le frasi famose di Galliani hanno fatto la storia del calcio italiano.

 

Il Milan del futuro dovrà ricordare l’organizzazione di società come Warner Bros e Walt Disney.

Non potevamo più attendere. È tornato a casa uno dei nostri. Non poteva dirci di no. Quando ci lasciò da giocatore gli strappai la promessa che in caso di qualsiasi nostra chiamata Carlo avrebbe dovuto rispondere “presente”. Ci stava per sfuggire, visto che nel pomeriggio stava per firmare col Parma. Ma questa circostanza non ha fatto altro che accelerare la trattativa.

La decisione [L’ingaggio di Carlo Ancelotti], della quale mi assumo la piena responsabilità, visto che Berlusconi ha dato il via libera a una scelta da me caldeggiata, è maturata in una notte insonne ed è stata presa per il bene del Milan. I tifosi hanno visto come ha giocato la squadra fino a oggi… Ecco, si tratta di una squadra che come organico non ha nulla da invidiare a qualsiasi club europeo. Sulla carta è fortissima: anche sul campo deve dimostrare di esserlo.

[Dopo la vittoria della Coppa del mondo per club FIFA 2007] Torno a dire che il destino è stato incredibile: ci ha dato la possibilità di vincere contro quelle squadre che precedentemente ci avevano battuto. Adesso abbiamo pareggiato i conti con Liverpool e Boca, ma noi teniamo soprattutto al nostro palmares: essere diventato il club più titolato al mondo deve essere ricordato.

Mi sono ripromesso di non dire più nulla dopo l’estate 2006. Dico solo che chi vinceva fino al 2006 aveva delle squadre straordinarie, tanto che faceva anche le finali di Champions League.

[Su Yoann Gourcuff] Se ha giocato poco tra il 2006 e il 2008 è perché ha dovuto fare i conti con una mostruosa concorrenza che ci ha fatto vincere tutto; vale a dire Gattuso, Ambrosini, Pirlo, Seedorf e Kakà. Se torna avrà modo di giocare, è sicuro. Yoann è un giocatore eccellente, e lo sta dimostrando con il Bordeaux e con la nazionale francese. Ci sarà spazio per lui al Milan.

Il Milan risolve le sue cose all’interno della società, non attraverso i mezzi di comunicazione.

Ibrahimovic non voleva lasciare il Milan ma noi abbiamo dovuto venderlo. Gli avevo promesso che sarebbe rimasto con noi. […] Sarebbe stato impossibile pareggiare il bilancio senza rimuovere gli stipendi più pesanti. Così abbiamo preso la dolorosa ma necessaria decisione di vendere due grandi calciatori, i più pagati del Milan. È stata una scelta economica che condivido assolutamente.

[Annunciando le sue dimissioni, poi rientrate, da dirigente del Milan] Lascio, con o senza accordo sulla buonuscita. Sono offeso, non è così che si opera il ricambio generazionale, lo si fa con eleganza. Mi dimetto per giusta causa nei prossimi giorni, forse aspetto la sfida di Champions con l’Ajax. Comunque non mi faccio rosolare. […] Ho subìto un grave danno d’immagine.

Sono d’accordo con il ricambio generazionale ma fatto con eleganza, non in questo modo.[Novembre 2013: sulle critiche di Barbara Berlusconi che hanno portato alle sue dimissioni dal Milan]

Quando vinciamo a Torino di solito vinciamo lo scudetto.

Non ho paura dei confronti diretti. Sarebbe bello avere continuità contro le piccole, ma non la baratterei con la continuità che abbiamo dimostrato in questi anni in Europa.

Come tutti i monzesi, che non si sentono milanesi, da ragazzo simpatizzavo per la Juventus. In Brianza è così, ma l’altra squadra che seguivo era il Milan. Mai l’Inter.

Vado in giro sempre col mio telefonino, guardo e vedo il gol [mostrando il gol fantasma di Muntari contro la Juventus]. Ho sempre questa immagine per non dimenticare quello che è successo. [3 maggio 2012]

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