Le frasi celebri di Walter Sabatini

Tutte le frasi famose di Walter Sabatini. Dal campo alla scrivania, ha sempre mostrato grinta e carattere di ferro. Le frasi che hanno reso celebre Sabatini.

Walter Sabatini ha sicuramente lasciato una traccia nel panorama del calcio italiano. Sebbene non vanti un palmares ricco di trofeo, è finora salito agli onori della cronaca per aver scoperto talenti a basso costo, e poi rivenduti dai presidenti avuti in carriera con laute plusvalenze.
Lazio, Arezzo, Triestina, Perugia e poi, Palermo e Roma, lo hanno definitivamente lanciato fra i dirigenti più ambiti dai clubs. Ora, il progetto Inter con gli occhi a mandorla ripone solide speranze nell’uomo di Marsciano, città dell’Umbria che ha dato i natali anche ad un campione del mondo che risponde al nome di Giancarlo Antognoni.

Le frasi famose di Walter Sabatini

“Cedere Lamela mi ha ucciso”, le parole del ds nel giorno del suo addio. (Ottobre 2016).

” Io sono un europeo crepuscolare, solitario. Anzi, un etrusco”, le parole del ds nel giorno del suo addio. (Ottobre 2016).

(in riferimento a Totti) “Gli darei il Premio Nobel per la fisica”, le parole del ds nel giorno del suo addio. (Ottobre 2016)

Nel giorno del suo addio alla Roma, definì le sue ultime operazioni come “un mercato rissaiolo”. (Ottobre 2016)

“Pjanic? Forse neanche lui parte, dipende se riuscirò a compiere una manovra a coda di gatto maculato”. (Maggio 2016, prima dell’inizio del calciomercato)

Al termine di Roma-Genoa stagione 2013-14, il ds lanciò la notizia di un possibile addio importante in società: “Godetevi questa vittoria, non cercate sempre gli schizzi di sangue. Un po’ di sangue ci sarà, ma non sarà quello del mister”. (Dicembre 2015)

“Benatia è un mio idolo e gli ho voluto bene. Ci sono voluti due o tre mesi a Roma per far capire che fosse un bel giocatore, dicevano che era molto lento. Lui è un fenicio, sta facendo il suo mercato per luglio. Ma il Bayern Monaco non lo cede, togliete questo nome di mezzo. Benatia sta già facendo il commercio per luglio, perché adesso il Bayern Monaco non lo dà. E intanto mette le bollette a mollo”. (Dicembre 2015)

“Dodô è stato venduto, ma non mi aggredite, perché ho avuto la convinzione che il ragazzo non avrebbe potuto crescere in questo ambiente che lo ha sempre bastonato. Non siete responsabili della cessione di Dodô, ma ho dovuto tenere conto anche di questo aspetto. Ho fatto una scelta molto impegnativa per me, ma credo di essere stato equo nei suoi confronti. Magari ora prenderà anche qualche 7 in pagella, qui non è mai successo, qui prendeva 6 striminziti quando la squadra vinceva 3-0. Forse succedeva perché ho imprudentemente detto che sarebbe stato un campione. È stato ceduto prevalentemente per salvargli la vita”. (Settembre 2014)

“Non nego di aver ascoltato delle offerte, fatto salvo che nella mia testa c’era di non venderlo; farà molto bene. È anche vanita, mi piace poter dire no a grandi offerte”. (Settembre 2014)

“Ovviamente mi inquieta un po’ parlare di Lotito. Non posso dimenticare che è stato il mio presidente. Da lui pretenderei che non dica che un signore non può parlare in quanto dipendente, perché è una dichiarazione da padrone delle ferriere.”

“Garcia ha ricevuto proposte che si possono definire irrinunciabili, ma intende onorare il suo contratto. Non andrà via da Roma fino a quando non avrà vinto lo scudetto.” (parlando del ex-tecnico francese)

“Devo dire che una cassa di risonanza impropria è stata prodotta attraverso dichiarazioni di Sissoko, che considero un menestrello alla ricerca di una corte che lo alberghi, spara sentenze, ipotizza prezzi di giocatori. Ha detto che gli sembra congruo un valore di mercato di 30 milioni, che io considero il prezzo del piede sbagliato di Benatia”. (Maggio 2014)

 “Mi sento più libero di lavorare senza Baldini al fianco, grande amico col quale ho condiviso decisioni e sopportato altre, come lui con me. Mi sento libero solo quando sono da solo e con la gente attorno a distanza ragguardevole. A tavola non voglio la destra occupata. Questo non riguarda il Baldini essere umano, persona magnifica e mio amico, ma se faccio le cose con lui le faccio con tempi e modi sbagliati. Lui sicuramente gode della mia assenza, l’ho trovato rigenerato al Tottenham”. (Settembre 2013)

“La Lazio vive anche fisicamente più lontano dalla città e i suoi sostenitori sono dispersi su un territorio più grande. Inutile nasconderlo: Roma è dei romanisti, che hanno un tifo doloroso, passionale, che si tramandano di generazione in generazione, più pronto a ricominciare. Il tifo della Lazio invece ha un tipo di espressione più pessimista”. (Novembre 2012)

“Avevo fatto un riferimento ad un programma quinquennale di memoria staliniana. Non è così, ovviamente, perché il calcio necessita di tempi diversi. Noi siamo in divenire, voi inerosabilmente e inevitabilmente fate un bilancio e parlate di annata fallimentare”. (Luglio 2012)

“Non c’è un regime khomeinista. La Roma è molto liberale cosi come lo è Luis Enrique”. (Febbraio 2012)

“Non sarà certamente un piano quinquennale di staliniana memoria, vogliamo fare molto prima e se non dovessimo riuscirci qualcuno avrà sbagliato”. (Febbraio 2012)

“Non abbiamo preso Zeman per farci uno scudo spaziale e difenderci tutti, permettendoci di fare sciocchezze. Noi vogliamo Zeman perché lui coincide con l’idea di calcio che abbiamo sempre voluto”. (Luglio 2012)

“Il Totti del domani non è ancora nato. Francesco è un giocatore insostituibile e nessuno che potrà agire al suo posto. Ci sono calciatori che non possono essere surrogati: Maradona non è mai stato surrogato, Rivera lo stesso e Totti non lo sarà mai. A prescindere dal valore di Lamela, che è innegabile”. (Ottobre 2011)

“Totti è innominabile, è una divinità. Totti è il progetto tecnico della Roma. Intorno a lui la Roma sarà modellata. Totti è come la luce sui tetti di Roma, dilaga, non va mai via”. (Giugno 2011)

“La Roma vincerà uno scudetto non so quando, ma non smetterò di fumare”. (Giugno 2011)

“L’Inter è l’Inter. Sarebbe stato bello costruire una storia un po’ più consistente. Parlo al passato? Non me ne sono neppure accorto. Sono molto distratto. Comunque ho detto la verità: stiamo ancora discutendo. Non voglio fare il ciarlatano e dire qualcosa che poi verrà smentita a breve” (Marzo 2018)

“L’Inter ha un grande traguardo da raggiungere. Sono convinto che ce la possa fare. Sarebbe una consolazione per un’esperienza non esaltante, in generale. Spalletti? Spero possa fare un quinquennio come si deve perché è un grande allenatore e merita di vincere qualcosa con questa squadra. Ora aspetto le partite dell’Inter”. (Marzo 2018)

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