Lakersland, dove il mondo è solo LA-gialloviola

Se il basket ti porta Oltreoceano, non puoi che tifare Los Angeles Lakers: non è un’equazione corretta e tanti appassionati, solo a leggerla, storcerebbero sicuramente il naso. Ma per chi vede la palla a spicchi a “tinte giallo viola”, la città delle stelle significa solo e soltanto gli amati “Lacustri”. E in Italia una della pagine più attive nel mondo di Internet e dei social è sicuramente LakersLand, il luogo dove l’amore per i losangelini è viscerale.

Per conoscere più a fondo il mondo Lakers italiano, abbiamo intervistato Alan Di Forte, noto su Lakers forum con il nick Tony Brando, uno fra i curatori della pagina e che gentilmente, a nome dei ragazzi della redazione, ha voluto “spiegarci” la passione Made in California.

 

Perché e come nasce l’amore per i Lakers?

Parlo ovviamente per me stesso, perché ognuno ha avuto il suo percorso. Personalmente da bambino ero molto attratto dal giallo e dal viola, vedere quei colori sulla maglia di una squadra mi portò immediatamente alla simpatia, pur non seguendo ancora la pallacanestro; poi la vicenda di Magic Johnson con l’annuncio della sieropositività, ha aumentato l’empatia verso questa franchigia. Una volta scoppiato l’amore per il basket, quello per i Lakers è cresciuto di pari passo.

 

Quanti siete (more or less), come vi organizzate per seguire la stagione; esistono incontri in Italia con fans di altre franchigie americane?

Gli  iscritti alla piattaforma sono più di 800, ovviamente un dato che comprende tutti gli iscritti in dieci anni di storia. In genere il traffico quotidiano vede attivi una cinquantina di utenti, se c’è qualcosa di grosso in ballo (come l’avvicendamento di tutto il front office nello scorso febbraio), si toccano tranquillamente i 200 utenti attivi nel forum. Il modo di seguire la stagione è cambiato radicalmente negli anni con l’avanzare delle tecnologie e i mezzi a disposizione: fino a sei anni fa facevamo i recap di ogni partita scrivendoli in diretta; appena finita la gara erano online, con uno sforzo enorme da parte di tutti i membri della redazione. Oggi sarebbe perfettamente inutile, con le varie app tra cui Nba Game Time tutto è disponibile in tempo reale, highlights compresi, per cui apriamo semplicemente un topic nel quale commentare tutti insieme la gara in diretta e il giorno dopo. Oggi principalmente facciamo articoli di approfondimento senza una periodicità prestabilita, lasciando in disparte la mera cronaca. Abbiamo fatto molti raduni Lakersland negli anni sia a Milano che a Roma, l’ultimo è di due anni fa; non si può nascondere che il periodo non troppo felice dei Lakers non aiuti in questo senso J. Sono sempre eventi molto coinvolgenti, con belle sfide sui playground e poi a tavola…beh, si continua!!! Con tifosi di altre franchigie al momento non ci siamo mai incontrati ma potrebbe essere divertente.

 

Quali sono ad oggi le emozioni più forti che avete provato tifando giallo-viola.

Anche qui, parlando a titolo personale, essendo nato nel 1984 devo mettere da parte tutta l’epoca dello Showtime: la vittoria in gara-7 con Portland nelle finali di conference del 2000 è stata una grande emozione. Dopo una stagione da 67 vittorie sembrava stesse tutto per svanire con quel -15 di inizio ultimo quarto, all’alley-oop di Kobe per Shaq la gioia è stata liberatoria, erano chiaramente le vere finali quell’anno e ci siamo sentiti davvero vicini a questo benedetto titolo che mancava da dodici anni. In generale i ricordi delle nottate in diretta durante i playoff sono i più dolci, veder nascere la leggenda di Bryant nel supplementare a Indianapolis in gara-4 del 2000 è un ricordo che, credo, tutti porteremo nel cuore. Ma se ne devo scegliere uno che sono sicuro unisce tutta la redazione, prendo gara-7 con i Celtics nel 2010, che vedemmo insieme in diretta proprio noi della redazione (la parte romana n.d.r), e soffrire, disperarsi e gioire: tale condivisione rimarrà per sempre nei nostri cuori.

 

Dacci la Top Ten dei giocatori che vi son rimasti nel cuore.

Domanda difficile perché ognuno nella redazione ha le sue preferenze, credo di non sbagliare se dico che Magic Johnson è nel cuore anche di chi non lo ha mai visto giocare; stesso discorso per Jerry West (visto anche quanto fatto da dirigente) e Abdul-Jabbar; la nostra generazione poi è cresciuta con Kobe, almeno io l’ho vissuto dalla sua prima partita all’ultima e per lui il posto nei sentimenti sarà sempre speciale. Poi si passa alle scelte un po’ più personali, parlando solo di quelli vissuti direttamente: Lamar Odom, Robert Horry, Derek Fisher, Pau Gasol, Rick Fox. Ok, mettiamo pure Shaq anche se dal mio punto di vista mi sono piaciute poco le modalità con le quali andò via dai Lakers, devo dire che ci ho messo più di dieci anni per “fare pace”.

 

Ora voglio provocare, la Top Ten dei giocatori peggiori visti in maglia Lakers.

Al primo posto sicuramente Steve Nash, già l’ho sopportato poco per aver derubato Bryant di un trofeo di Mvp, se poi ci aggiungiamo la fallimentare esperienza in gialloviola e quanto i Lakers diedero via per prenderlo. Sarebbe invece ingeneroso citare tutta quella serie di panchinari che avevano solo il compito di dare una mano in allenamento e sostenere i ragazzi durante la partita, quindi andiamo con quelli che più hanno deluso le aspettative con le quali erano stati presi: Dwight Howard, Isiah Rider, Gary Payton, Matt Barnes. A questi aggiungiamo Robert Sacre perché è stato comunque troppo… E fermiamoci qui per non essere troppo cattivi…

 

Quale italiano potrebbe vestire la maglia dei Lakers, sia sotto l’aspetto tecnico che caratteriale?

A voler fare una battuta direi tutti, visto lo stato attuale dei Lakers. Seriamente credo che i due italiani in Nba, Belinelli e Gallinari, potrebbero tranquillamente giocare con la casacca gialloviola. Idem Melli. E voglio citare anche Gigi Datome perché, soprattutto a livello caratteriale, è un giocatore di grande spessore e averlo in squadra non può che fare bene.

 

La passione per LA si estende anche alle altre franchigie sportive della città?

Personalmente no, non sono un grande appassionato degli sport americani. Ma in redazione, e sul forum intero, esiste e vive una grande simpatia per i Dodgers. Il football è arrivato da troppo poco e in molti avevano già tempo una franchigia del cuore, prendere e cambiare simpatie non ha senso.

 

Raccontaci dei vostri viaggi Oltreoceano per seguire i Lakers.

Nel corso degli anni i singoli membri della redazione sono andati diverse volte in “pellegrinaggio” a Los Angeles, a volte da soli, a volte in due, a volte quattro-cinque, come capitato al sottoscritto nel 2013 al mio secondo viaggio. Senza entrare nel merito delle partite viste (personalmente ho avuto la fortuna di assistere a due quarantelli clamorosi di Kobe in altrettante vittorie, tra l’altro), quello che credo tutta la redazione sia concorde nel dire è l’incredibile emozione che si prova la prima volta che si mette piede allo Staples Center. Entrare lì, vivere la partita, l’avvenimento, visitare i locali adiacenti il palazzo, toccare con mano tutto quello che hai sempre visto in televisione e che magari crescendo hai solo sognato senza credere si potesse mai concretizzare un’occasione del genere, è unico. Ti fa sentire di stare nel posto più bello del mondo, per il semplice fatto che è uno dei pochi momenti nei quali vivi davvero la sensazione di aver realizzato un sogno, e non capita certo tutti i giorni.

 

Come vedete la prossima stagione dei losangelini?

E’ inutile nascondere che veniamo dai quattro peggiori anni della storia della franchigia. I cambiamenti radicali avvenuti nel front office a febbraio si erano oramai resi indispensabili, ma ora riponiamo la speranza che Magic e Pelinka possano riportare in alto la franchigia. La fortuna ci ha assistito per il terzo anno in fila, regalandoci un’altra pick n°2 al draft, che credo verrà spesa per Ball perché non penso si concretizzeranno ipotetici scenari di trade. Sul mercato dei free agent non saremo appetibili anche questa estate e Magic lo ha candidamente ammesso con onestà, se non altro scongiurando il pericolo delle scorse off season quando per aspettare obiettivi irrealizzabili si sono perse delle grandi occasioni (Isaiah Thomas su tutti). Quindi tutto quello che dobbiamo fare è sperare che i nostri giovani vengano messi nella condizione di esprimersi al meglio e sviluppare il proprio potenziale dal momento che si è deciso di investire su di loro. A prescindere dal numero di vittorie, che sarà per forza di cose basso anche quest’anno, una crescita dei ragazzi e di coach Walton sarebbe sicuramente un buon punto di partenza per iniziare a costruire un futuro più roseo.

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