La Espada di Indurain: la bici che durò un giorno

Il fascino dell’uomo contro il cronometro è alla base dello sport individuale ed il ciclismo spesso, ha visto assegnare la vittoria in una grande corsa a tappe grazie alla capacità del singolo di battere il tic-tac prima del proprio avversario.

Il record dell’ora si inserisce a pieno diritto in tale contesto: chiusi in un velodromo o all’aperto, in altura (fino a quando non venne vietato), lanciarsi a testa bassa, percorrendo circa 200-220 giri per diventare l’uomo più resistente al mondo sulle due ruote. Dai tempi di Coppi che, durante il secondo conflitto mondiale, stabilì un primato nel silenzio assordante di una Milano sotto le bombe agli anni 80, quando Moser salì su una bici avveniristica, stretto in una tuta aderente e con un casco che da li in avanti sarebbe diventato “obbligatorio” per vincere un Giro od un Tour, la storia del ciclismo è stata attraversata dalla tecnologia.

Ma solo i grandi campioni, uno di essi fu Miguel Indurain, poteva iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro del primato. Ad aiutarlo fu una bici futuristica, la Espada realizzata dalle sapienti mani di Giovanni Pinarello, artigiano prima ed imprenditore poi, della bicicletta, “cavallo” utile a realizzare imprese.

L’esperienza del costruttore italiano era diventata preziosa in considerazione del fatto che il 1993 aveva visto l’esplosione mediatica del record. Lo scozzese Graeme Obree, fino ad allora un perfetto sconosciuto ai grandi palcoscenici, battè il primato di Francesco Moser percorrendo 51,596 km nel velodromo norvegese di Hamar, in sella ad una bici da lui stesso realizzata (come dichiarò), che gli consentiva una posizione in sella particolarmente aerodinamica, con le braccia piegate sotto il petto.

Nemmeno una settimana dopo, il 23 luglio, fu l’inglese Chris Boardman, stavolta a Bordeaux, a segnare la miglior prestazione con 52,270 km. Passerà un inverno ed ancora Obree si riprese lo scettro, fissando a 52,713 km il primato.

A questo punto Indurain aveva bisogno del top per ottenere il record: Pinarello, già fornitore delle bici per lo spagnolo e per la sua Banesto, chiese l’intervento di un ingegnere con trascorsi nel mondo della Formula 1 oltre all’effettuazione di prove aerodinamiche nella galleria del vento per studiare la miglior posizione in sella.

La bicicletta Espada, aveva un peso totale di 7,2 chili ed era stata realizzata in un unico pezzo, con uno spessore minimo di 1,5 mm, una misura record. I pedali erano stati concepiti per includere direttamente la scarpetta, migliorando così la sensazione di essere un corpo unico con la bici, modalità che poi sarebbe stata acquisita anche dagli altri costruttori.

Le ruote lenticolari erano difformi, con la posteriore avente un diametro superiore, e realizzate in fibra di carbonio.

Il 2 settembre 1994 fu il grande giorno: il navarro salì a “bordo” della sua Espada e stabilì il nuovo primato, coprendo una distanza pari a 53,04 km, circa 300 metri meglio del precedente primato.

Ma il record ebbe vita breve: il 22 ottobre un altro specialista del tc-tac, lo svizzero Tony Rominger strabiliò con i suoi 53,832 km e replicò di li a breve, sempre sulla pista di Bordeaux, il 5 novembre, addirittura rompendo il muro dei 55 km in un’ora, con  55,291 km.

Pinarello poi realizzò una versione stradale della speciale bici ed Indurain la utilizzò con successo nel Tour 1995, vincendo per la quinta ed ultima volta la Grande Boucle.

Poi, nel 2000, l’UCI decise per un drastico taglio allo sviluppo imperante della tecnologia: vennero così proibite le bici che stravolgevano il concetto classico delle due ruote e pertanto tali primati vennero tolti dall’albo d’oro e “spostati” nella categoria delle migliori prestazioni umane.

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