Józef Noji: uno dei migliori atleti polacchi caduti ad Auschwitz

E’ uno di quei personaggi il cui nome è legato ad una delle pagine più tristi della storia dell’umanità, la seconda guerra mondiale che ebbe nel nazismo e nell’Olocausto uno dei punti più bassi.

Lo faremo ricordando la storia di un atleta: Józef Noji.

Noji nasce l’8 settembre 1909 a Pęckowo, in Polonia. Figlio di un falegname di famiglia umile, aveva appena 8 anni quando suo padre morì. Dopo il diploma di scuola elementare, iniziò a lavorare come falegname per portare a casa soldi necessari al mantenimento della famiglia.

Allo stesso tempo, entrò nel club sportivo Sokol, dove iniziò a eccellere come atleta di lunga distanza. Dopo il servizio militare, nel 1932, iniziò a partecipare alle gare e a vincerle.

Nel 1935 entrò nella prestigiosa Legia di Varsavia e fu proclamato campione polacco dei 5.000. Nel 1936 fece parte della squadra olimpica polacca che partecipò ai Giochi di Berlino. Fu 5° nella prova dei 5.000 metri e 14° nella prova dei 10.000 metri.

Vinse il campionato polacco dei 5.000 metri altre quattro volte e dal 1937 iniziò a lavorare come conducente di tram a Varsavia. Il suo prossimo obiettivo erano i Giochi del 1940, ma questi non avrebbero mai avuto luogo.

Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, e consapevoli delle sue doti di atleta, i tedeschi lo contattarono e per due volte gli offrirono di firmare un documento che gli avrebbe conferito la nazionalità tedesca, che portava con sé altri benefici, ma in entrambe le occasioni Noji rifiutò l’offerta.

Inoltre Noji iniziò a lavorare per la resistenza polacca, finché il 18 settembre 1940 fu arrestato dalla Gestapo. Dopo quasi un anno nella prigione di Pawiak a Varsavia, fu trasferito all’inferno terrestre: il campo di concentramento di Auschwitz.

Gli fu assegnato il numero 18.535 e un posto nella falegnameria del campo. Nel febbraio 1943 fu catturato mentre cercava di ottenere una lettera dal campo. Venne mandato nel bunker del blocco 11, noto come il blocco della morte. Il giorno successivo, 15 febbraio, alle 13:55, portato al famigerato “muro della morte”, dove gli spararono al collo. Aveva 33 anni e lasciò moglie e figlio.

Nel 1944, l’esercito polacco gli conferì postumo la Croce al Valore e nello stesso anno il governo gli conferì la Croce d’argento al merito con le spade.

Oggi la figura di Józef Noji è ricordata grazie a diversi tributi alla sua figura. Una via gli è stata intitolata ad Auschwitz mentre lo stadio municipale vicino a Pęckowo porta il suo nome.

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