Intervista con l’Autore: Teodoro Lorenzo

Quando il caso fa incontrare. Ricevo una mail su un’opera recentemente uscita e mi viene proposta di leggerla. Ovviamente, forse perchè di boomer si può vivere, chiedo cortesemente di ricevere il manoscritto a domicilio, dato che la lettura Old Style è ancora la più amata dal sottoscritto e mai privarsi di un piacere. 

Ecco che l’opportunità di leggere con piacere, ed anche rapidamente il libro, mi stimola ad avere un’intervista. Segue una telefonata in cui la curiosità cresce ed allora che scopri un mondo non patinato.

Oggi barcalcio ha intervistato Teodoro Lorenzo, autore di Rimpalli, recensito per voi.

Quando giocavi nel campetto di quartiere, pensavi alla libertà del gioco oppure già coltivavi in te il desiderio di migliorarti nella tecnica

Pensavo solo a divertirmi. Giocare a pallone mi dava gioia. Non ho mai pensato al calcio professionistico.

Diventare adulto in seguito ad un lutto: è stato un passaggio che ti ha aiutato/influito nel diventare calciatore spingendoti a dare sempre il massimo?

No, non ha influito sul mio essere calciatore. Mi ha segnato come uomo, facendomi dolorosamente capire la fragile precarietà di ogni situazione, anche quelle apparentemente più salda.

Cosa porti di essere stato quel tipo di ragazzino nella vita di oggi come professionista

Mi porto l’umiltà e la ricerca della semplicità che ricerco in ogni aspetto della vita.

Se tornassi indietro, volendo diventare calciatore professionista, avresti scelto la Juventus o ritardato il passaggio ad una grande

Non ho mai pensato di diventare un calciatore professionista e sono finito nei ragazzi della Juve per pura casualità: una scommessa tra noi della Piazzetta, come racconto nel mio ultimo libro, RIMPALLI.

Quanto hanno inciso le fatiche dei tuoi genitori nel cercare di raggiungere il massimo nella carriera sportiva

Neanche loro hanno mai pensato al calcio, nemmeno quando professionista lo sono diventato davvero. Il loro desiderio era solo quello che riuscissi negli studi e mi laureassi. Sono felice di non averli delusi.

Come mai sei diventato scrittore e cosa ti arde nel mettersi alla scrivania a dettare ad un foglio bianco il tuo “passato”

A 17 anni, giocavo nella Primavera della Juve, in uno scontro di gioco mi fratturai il femore, ad Abbiategrasso. Fui operato e in quell’ospedale ci rimasi un mese. Si trova anche questo in RIMPALLI.  A  scrivere cominciai così, per riempire il vuoto interminabile di quella degenza. Lì scrissi il mio primo racconto. Poi ho continuato, mettendomi alla scrivania ogni volta che sentivo dentro di me qualcosa che premeva per uscire, qualcosa di inconscio e confuso ma che sapevo riguardare intimamente me stesso. Così riflettevo e mi guardavo dentro. Sulla carta finalmente tutto mi appariva chiaro.

 

 

 

 

 

 

 

Davide Bernasconi

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