Intervista con l’Autore: Massimo Pighin

Barcalcio incontra l’Autore: è il turno di Massimo Pighin, giornalista professionista e collaboratore da anni con il Messaggero Veneto, amante dello sport, ciclismo e boxe in particolare. E da poco si è lanciato anche nell’avventuroso mondo della letteratura, scrivendo la sua prima opera, “Finale di partita“, Alba Edizioni, che ha già riscosso successo nel mondo letterario, tanto da essere  tra i finalisti del concorso letterario nazionale “Premio Prunola” 2019.

Ecco l’intervista con l’autore, per conoscere qualcosa di più sul suo primo romanzo che, secondo Barcalcio, sarà il primo di una lunga serie.

Come nasce l’idea del tuo romanzo

Faccio il giornalista dal 2002, ho sempre applicato la scrittura alla cronaca: attraverso “Finale di partita” ho voluto utilizzarla per raccontare una storia, un romanzo cui sentivo l’esigenza di dare forma. Scrivendo questo libro, per la prima volta ho avvertito, con una pienezza appagante, che scrivere mi stava completando. Scandagliando la mia anima per comporre il susseguirsi di pagine, mi sono sentito realizzato. Ogni cosa era al suo posto.

Da dove nasce la scelta dei personaggi e perchè

I personaggi sono figli di vite con le quali sono entrate in contatto, in ambito professionale e personale. Tra loro sono diversi, ma hanno un filo conduttore che li lega: l’attraversare un momento complesso, ciascuno per una ragione differente. Sono fragili, hanno sbagliato o sono caduti, ma sono umani: sono degli antieroi, umani nella loro debolezza, che non vuol dire arrendevolezza. Significa fragilità: quale essere umano non lo è?

Ti rivedi in qualcuno dei personaggi del libro?

Sono umano, come ogni persona ho commesso degli errori, che ho pagato. I personaggi di “Finale di partita” lottano per riprendersi il loro domani, perché ciascuno di noi ha diritto ad avere un domani. Come le esistenze che tratteggio nel mio romanzo, ho combattuto: sono caduto e mi sono rialzato.

Elisabetta, la ragazza che tratteggi nel romanzo è una persona del mondo reale?

Elisabetta è una metafora, un pezzo di un’esistenza nella quale quasi tutti possono riconoscersi. “Finale di partita” è un romanzo, racconta una storia. Ogni vita è una storia, spesso ciascuna di esse condivide qualche angolo con altri percorsi. Credo che molti possano vedere, scorgere, sentire qualcosa attraverso questo personaggio.

Ti sei ispirato per il contesto in cui hai tratteggiato il romanzo ad esperienze vissute dai tuoi conoscenti famigliari od amici?

Come ti ho detto, il libro racchiude frammenti di vita con i quali sono entrato in contatto. Roberto, il protagonista, ha problemi di tossicodipendenza: ho voluto affrontare un tema delicato, di cui spesso si parla a sproposito. Credo che, per ragionare su questa questione nel modo più appropriato servano dialogo, confronto e, soprattutto, ascolto. Ascoltare non è facile, richiede impegno. Costa fatica.

Domanda secca: il romanzo avrà un seguito?

In molti mi hanno chiesto se “Finale di partita” avrà un seguito: in questo momento, non lo so. Da un lato credo che la storia di Roberto si sia esaurita, dall’altro penso che potrebbe essere interessante, stimolante, edificante, darle continuità. Devo fare delle valutazioni, che nasceranno comunque dall’anima: per quanto mi riguarda, le parole sgorgano dal cuore dopo un dialogo continuo tra ragione e sentimenti.

Roberto, il personaggio principale del libro, è una visione autobiografica?

Roberto è milanista, io sono stato rapito dal Diavolo quando ero bambino: ho visto il Milan di Sacchi, come poteva essere altrimenti?

 

Massimo Pighin: chi è. E’ troppo presto per scrivere un’autobiografia, ho 38 anni. Per il momento, proverò a raccontare altre storie, facendole nascere dall’anima, dove tutto si cela e, allo stesso tempo, è nitido.

 

 

 

 

 

Finale di Partita è al concorso letterario nazionale Premio Prunola – Città di Castelfranco Veneto edizione 2019.  I vincitori verranno comunicati il 30 marzo, al Teatro Accademico di Castelfranco Veneto.

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