Raccontare il calcio di un piccolo quartiere della provincia italiana partendo dagli albori, fin da quando ottenere un piccolo appezzamento di terreno era una conquista (e tutto il resto poco importava), prendere un pallone, fare due squadre ed iniziare a praticare il gioco. Questo è in sintesi I magnifici del Rive Calcio. Storia del calcio rivese e dei suoi iconici protagonisti. Da Celoria a Calleri, dai palleggi in risaia alla serie A, l’opera a cura di Erica Roveglia che ci ha gentilmente concesso un’intervista. Andiamo ad ascoltarla.

Qual’è stata la grande motivazione che ti ha spinto a scrivere questo libro
Vengo da un piccolo paese che da una parte si affaccia sulle risaie, dall’altra guarda al Monferrato. Un paese che amo perché dietro un’apparente semplicità vela grandi tesori e talenti. Per anni, come collaboratrice di un giornale locale, ho cercato di raccontarlo attraverso i suoi personaggi e quando ho scoperto che Rive Vercellese ha dato i natali a due calciatori i quali, con passione e impegno, si sono distinti sui campi di calcio arrivando a incrociare le loro strade con grandi come Romeo Menti, Valentino Mazzola, Riccardo Carapellese per dirne alcuni è stata forte la tentazione di raccogliere testimonianze e appunti per farne un libro.
Qual’è stata la più grande difficoltà nel raccontare qualcosa distante nel tempo e che non hai potuto vivere in prima persona
Per fortuna ho sempre avuto un buon legame con gli anziani del luogo, ne ho contattati tanti, in tempi non sospetti, per aprire le loro menti su un passato molto lontano quando Mario Celoria e Eugenio Callieri mietevano goal con indosso la casacca nera. Poi ho avuto la tenacia di bussare a Musei calcistici-Museo Viola, Museo del Casale Calcio, di scrivere alle redazioni sportive come Tutto Sport, Gazzetta, per reperire dettagli storici attendibili
Cosa ha dominato la tua raccolta: il desiderio di portare ai giorni nostri una storia passata o l’orgoglio di un quartiere.
Sono orgogliosa di Rive; nonostante i suoi 400 abitanti e poco più ha dato i natali al campione italiano di matematica Valerio Lomanto, all’attrice Silvia Degrandi, che recita spesso con Paolo Sorrentino. Il comune ora è diventato famoso per la Street Art. Insomma non potevano non celebrare i suoi miti calcistici. Poi se mi concedi un’indiscrezione a Rive non è tutto rose e fiori, per qualche anno abbiamo ospitato anche un porno attore famoso. Ma questa è un’altra storia…
Cosa hai provato al termine del lavoro, con la pubblicazione.
Al termine del lavoro, che mi ha messo a dura prova nella fase di rifinitura perchè le fotografie erano tante, le pagine scritte pure ed era necessario limare, ho finalmente gioito. Rive finalmente tracciava in modo documentato e attendibile un passato calcistico glorioso.
Scrivere per te è una passione più faticosa o complicata.
A me piace scrivere, per me la comunicazione …é naturale, e scrivere è stato un modo ancora più naturale di comunicare il mio sapere e vissuto.
Cosa ti ha dato in termini di soddisfazione il libro.
La più grande soddisfazione avviene ora con le presentazioni. Fin da piccola sognavo di fare la giornalista mentre osservavo la Raffai alla guida di Chi l’Ha visto?, ho studiato Comunicazione Multimediale e di Massa a Torino, ho svolto la tesi con un gigante del giornalismo come il compianto Mimmo Candito. E’ per me impagabile condurre il pubblico nel mio viaggio raccontato tra campi di calcio, divise sudate e palloni di cuoio.

Come hai proceduto a raccontare la storia per non dimenticare nessuno ed essere il più esauriente possibile.
Essere esauriente ..senza tediare. Ho accennato prima al lavoro di limatura. Nella prima versione il libro aveva più di 150 pagine poi, con l’aiuto attento dell’editore Lorenzo Proverbio, abbiamo concentrato l’attenzione sui protagonisti unendoli in un file rouge che si snoda dal 1930 fino a oggi, passando dai calciatori famosi di ieri, ai dilettanti che hanno animato i tornei estivi nella Bassa per arrivare a quelli emergenti di oggi. Senza spoilerare troppo, nel libro c’è l’intervista all’autista di Roberto Baggio che per 5 anni lo ha portato in giro per Torino e a caccia in lomellina. Proprio Giovanni, ancora lucido nei suoi 90 anni, racconta tanti aspetti privati e intimi vissuti col Divin Codino.

Che impressioni hai ricevuto dalla cittadinanza quando hai detto che stavi raccontando una parte importante della loro storia.
Il paese ha risposto alla grande, ti giro foto che attestano la numerosità di rivesi e non che a novembre si sono accomodati nel pubblico per ascoltarmi. C’è già chi vorrebbe un secondo volume. Ci sto seriamente pensando. Chi lo sa magari questa volta viriamo sul noir, un genere che adoro.