Inghilterra-Italia 0-1, prima vittoria nella tana degli Inglesi

Fu la prima vittoria dell’Italia a Wembley, tempio del calcio mondiale. Gli azzurri, in via di rinnovamento dopo il Mexico70, riuscirono a vincere con un goal di Fabio Capello nel finale di gara. Ed i Leoni d’Inghilterra, per una sera, non ruggirono.

Il tabellino di Inghilterra-Italia 0-1

Londra, Wembley Stadium – 14 novembre 1973

Inghilterra: Shilton, Madeley, Hughes, Bell, McFarland, Moore, Currie, Channon, Osgood, Clarke (dal 74′ Hector),
Peters. Ct: Alf Ramsey.
Italia: Zoff, Spinosi, Facchetti, Benetti, Bellugi, Burgnich, Causio, Capello, Chinaglia, Rivera, Riva.
Ct: Ferruccio Valcareggi.
Arbitro: Marques Lobo (Portogallo)

Note: 100.000 spettatori circa

Il video di Inghilterra-Italia 0-1

2 thoughts on “Inghilterra-Italia 0-1, prima vittoria nella tana degli Inglesi

  1. “Quella prima volta dell’Italia a Wembley”
    Salvo Leonardi,
    da “il Manifesto” – 14 novembre 2003

    Il 14 novembre del 1973, esattamente 30 anni fa, l’Italia del calcio compì una delle sue più memorabili imprese nazionali, espugnando per la prima volta il mitico, e fino ad allora per noi inviolato, stadio di Wembley. Chiunque ami il calcio e abbia più o meno 40 anni (come minimo) non ha dimenticato – e forse non dimenticherà mai – quella piovosa serata londinese. Rievocando nitidamente l’immagine del famoso gol di Capello, giunto a soli tre minuti dal fischio di chiusura. Chinaglia che scende sulla destra, si smarca di un difensore all’altezza del corner, crossa basso in mezzo all’area, Shilton che smanaccia maldestramente in tuffo e Capello che la mette dentro di piatto a porta vuota.
    Fu subito storia. Malgrado, per gli annali, fosse solo un’amichevole. L’Inghilterra ricambiava l’invito del giugno precedente a Torino per celebrare i 75 anni della Figc, concluso con una nostra vittoria per 2-0. La prima nella storia dei confronti fra le due nazionali. L’Inghilterra è stata a lungo per l’Italia ciò che la Germania è stata ed è per gli inglesi: una squadra con cui non è mai amichevole. Per anni ci era toccata l’umiliazione di pesare l’effettivo valore dei nostri titoli mondiali, misurandoci con gli isolazionisti maestri del calcio, buscandole regolarmente. Ci considerammo «leoni» quando, nel 1934, freschi campioni del mondo, uscimmo da Highbury con un decorso passivo di 3 a 2. Nel ’48 arrivammo a perdere 4 a 0 a Torino, contro uno squadrone guidato da Matthews e Mortensen.
    Quella sera del `73 era la decima volta in uno scontro diretto. Battere gli inglesi a Wembley, a quel tempo, era ancora un evento raro che solo quattro nazionali extra-britanniche potevano vantare. Quando nel `53, sempre in amichevole, la grande Ungheria aveva inflitto un devastante 6 a 3 agli altezzosi padroni di casa, il paese intero aveva festeggiato come in genere si usa per la vittoria di un titolo mondiale. L’amarezza per l’immeritata sconfitta di Puskas e compagni nella finale della Coppa Rimet coi tedeschi, l’anno dopo, preludeva alle ben più gravi disgrazie che da lì a poco si sarebbero abbattute sul piccolo stato magiaro.
    L’Italia di Valcareggi si presenta a Londra a conclusione di un’annata straordinaria. E’ imbattuta da 16 mesi, durante i quali ha sconfitto nell’ordine i campioni del mondo del ’66, i campioni in carica del Brasile e la Svezia. Sempre in casa e sempre per 2-0. Zoff è imbattuto da 827 minuti e prolungherà quell’incredibile record fino alla rete dell’haitiano Sanon nell’esordio del mondiale tedesco del `74. In campo c’è la formazione tipo di quella stagione: solo Causio per Mazzola e Chinaglia per Boninsegna.
    L’Inghilterra, depressa, è stata appena estromessa dai mondiali dell’anno dopo un pareggio casalingo contro quella Polonia che l’estate seguente avrebbe castigato anche noi. Dei campioni del `66 c’è ancora il vecchio coach, Alf Ramsey, e i due gioielli della c.d. West Ham Academy, Martin Peters e il capitano Bobby Moore, che lascerà quella sera dopo 108 presenza coi tre leoni sul petto. I giocatori in maglia bianca sono alti e capelloni; le loro enormi basette fanno pensare agli eroi del progressive rock che domina la scena musicale di quegli anni. Channon, l’ariete degli avanti inglesi, sembra il gemello di Keith Emerson, tastierista degli Emerson Lake Palmer.
    Sugli spalti ci sono stipati 120.000 spettatori a incitare «Eng-land-Eng-land» e le poche bandiere al vento, come è tradizione in Inghilterra, sono ancora le Union Jack e non, come si vedrà negli anni postumi alle devolutions scoto-gallesi, le croci rosse di San Giorgio. Quel giorno si era celebrato il matrimonio della principessa Anna e l’intero paese aveva seguito l’evento inchiodato davanti alla Bbc. Elettrici e minatori in sciopero stanno per costringere il premier conservatore Edward Heath alla resa e alle dimissioni, preparando così il ritorno del laburista Wilson a Downing Street, ai primi del `74.
    La partita è bella e intensissima: le due squadre interpretano alla perfezione le rispettive scuole. Inglesi a testa bassa sin dai primi minuti e Italia pronta a colpire in contropiede. Come un mese prima col funambolo Tomacescki, gli avanti inglesi trovano sulla loro strada uno dei tre migliori portieri al mondo di allora (il terzo è certamente il tedesco Sepp Maier). Currie, Channon, Hughes e Bell ci provano con tiri tesissimi che Zoff intercetta da par suo. L’assedio inglese si concentra all’inizio e alla fine del primo tempo. Nel secondo il ritmo rallenta leggermente e gli italiani riprendono fiato. Il bilancio finale dei corner sarà di 20-1 per i nostri avversari. Rivera, oltre a Zoff, è il migliore degli azzurri. E alla fine il goal, nel perfetto stile catenacciaro di quegli anni: contropiede, Chinaglia, Capello, rete. L’Italia di quei tempi giocava e vinceva in questo modo.
    Il giorno dopo, con perfidia tutta albionica, i tabloid inglesi titolarono il successo azzurro come il riscatto dei «20.000 pizzaioli italici» di Londra, che a Wembley avevano sostenuto i nostri colori. Per gli inglesi una pagine nera, fra le tante, che negli anni `70 mortificheranno l’orgoglio calcistico nazionale. Saremmo stati proprio noi, pochi anni dopo, a metterli fuori dai mondiali argentini per differenza reti.
    Quanto a noi, con quello ed altri successi, l’Italia si presenterà favoritissima ai mondiali in Germania dell’anno dopo. Fu invece una delle peggiori debacle della nostra storia calcistica. Fuori al primo turno, dietro la Polonia di Deyina e Lato, e l’Argentina. Un intero e glorioso ciclo, quello dei Mazzola, Riva e Rivera, iniziato con la vittoria europea del `68 e culminata con la finale messicana col Brasile, si stava per chiudere definitivamente.

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