Il manubrio regolabile? Invenzione di un secolo fa

Se il manubrio di una bici è adattabile e regolabile, il merito lo dobbiamo a Morgan H. Vanevera di Little Falls, una cittadina nella contea di Herkimer, a New York, che  sottopose il suo brevetto all’approvazione nel lontano febbraio 1896, quando i Giochi Olimpici stavano per ripartire ed il mezzo di locomozione su due ruote non aveva alcun target sportivo.

Il disegno, semplice, prevedeva un manubrio montato più o meno nello stelo ed “assicurato” da un dente di arresto rotondo che avrebbe permesso di manovrare e modificare come meglio si credeva la posizione, in modo da facilitarne l’impugnatura secondo la corporatura ed il fisico.

In questo modo l’andatura non avrebbe costretto il ciclista a continui spostamenti, lasciando magari anche il “volante” in caso di strade sconnesse.

Il dispositivo era dunque semplicissimo: la corona dentata veniva arrestata con tale semplice ingranaggio e non richiedeva affatto alcun intervento straordinario, evitando soste ai bordi della strada.

Secondo Vanevera, “Il vantaggio della soluzione consiste nel fatto che il corridore può cambiare la posizione ed il manubrio secondo i propri desideri anche quando il mezzo è in movimento e senza scendere di sella, quindi l’alta velocità di marcia è sempre assicurata”.

Tuttavia, immaginare che agli inizi del secolo scorso i corridori potessero pensare di manovrare il manubrio, su strade sconnesse ed irte di difficoltà, mentre viaggiavano, fa riflettere su quanto l’ingegno dell’inventore americano avesse precorso i tempi.

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