Guillermo Vilas, il tennista che consacrò l’Argentina e sè stesso a Parigi

Guillermo Vilas è stato un tennista di livello mondiale; forse la sfortuna per l’argentino nato a Mar del Plata, la località balneare della grande provincia di Buenos Aires, è stata quella di aver scelto la decade sbagliata in cui nascere. Sembra una battuta ma aver trovato sulla propria strada campioni del calibro di Borg, McEnroe, Lendl (all’inizio di carriera), Connors lo ha privato di molte possibili vittorie nei tornei del Grande Slam.

Se a ciò si aggiunge un carattere che spesso lo “lasciava a piedi” nel momento cruciale, non riuscì mai ad arrivare alle vette assolute.
Ma il 1977 avrebbe scritto una storia diversa: iniziata la stagione con la finale persa agli Australian Open, che tuttavia videro la defezione della quasi totalità dei big,  in febbraio vinse il suo primo torneo dell’anno a Springfield, poi in marzo arrivò in finale a Nizza perdendo contro Borg, sua vera bestia nera, il mese successivo trionfò in casa a Buenos Aires e a Virginia Beach, ultimo torneo in preparazione per i campionati di Francia.

L’americano Brian Gotfried fu il rivale della finale in un torneo in cui Vilas aveva perso soltanto un set: parve indiavolato quel pomeriggio del 5 giugno, avrebbe potuto battere chiunque tanto che fu una delle finali più brevi della storia, durata appena un’ora e 53 minuti.

L’argentino, anni dopo, volle raccontare quella meravigliosa campagna parigina che gli diede il primo successo in un torneo del Grande Slam e fu anche il primo per l’Argentina in assoluto.

Primo turno: jugoslavo Zeljko Franulovic (6-1, 6-2, 6-4): “Fu una partita nella quale non pensai molto. Era la prima del torneo. Entrai per “pestare duro” e non ebbi problemi”.

Secondo turno: cileno Belus Prajoux (2-6, 6-0, 6-3, 6-0): “Persi il primo set. Volevo fare tutto perfetto ed evidentemente non è possibile. Utilizzai la tattica di tutte le partite: mettere palla alte per rispondere con il colpo incrociato, e non potevo bene attaccare a rete per mettere pressione”.

Terzo turno: sudafricano Bernie Mitton (6-1, 6-2, 6-1): “Era un rivale difficile. Conoscevo la sua tattica e con Tiriac (il mio coach) mi ero allenato per superarlo”.

Quarto turno: americano Stan Smith (6-1, 6-2, 6-1): “Fu la mia miglior partita: giocai molto concentrato e lavorai bene con Ion (Tiriac). Come feci sempre, iniziai tranquillo e poi cominciai a colpire sempre più forte”.

Quarti di finale: polacco Wojtek Fibak (6-4, 6-0, 6-4): “Giocai stando sempre dentro al campo, mettendo palla corta e vinsi facile contro un avversario per me molto complicato”.

Semifinale: messicano Raúl Ramírez (6-2, 6-0, 6-3): “Quando lo vidi colpire i primi 3/4 colpi, capii che non poteva battermi in alcun modo. Io andavo sempre a rete per complicargli la vita, era la nona partita in cui ci affrontavamo e non non vinse mai”.

Finale: americano Brian Gottfried (6-0, 6-3, 6-0): “Il fatto che piovesse non mi complicò la faccenda come a Roma (vincerà nel 1980), perché ero concentrato e con il mio ritmo avevo perfettamente recuperato. Quello che mi preoccupava di lui era che mi attaccava e martellava. Però non potevo, lo costrinsi a non farlo”.

Vila_rolandgarros_1977

La sua sensazione

“Questa fu la più grande gioia che il tennis mi diede. Avevo già vinto il Masters nel 1974, però questo successo fu molto differente. Roland Garros fu il torneo che da sempre volevo vincere”.

Nel corso della sua carriera vincerà altri 3 tornei del Grande Slam, in Australia (1978-1979) e US Open (1977), complessivamente 62 tornei. Sarà il primo tennista a raggiungere in carriera il tetto dell 900 vittorie, in totale saranno 923 con 284 sconfitte.

La curiosità

Viene considerato l’inventore dello spettacolare colpo in cui il tennista spalle alla rete colpisce la pallina facendo passare la racchetta tra le gambe. Sarà lo stesso Vilas a coniare il nome di Gran Willy per questo colpo.

Dopo Vilas solo un altro argentino sarà in grado di vincere sulla terra rossa di Parigi: Gastón Gaudio nel 2004 sconfiggerà in una finale tutta albiceleste Guillermo Coria.

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