I grandi tradimenti nello sport

Il caso Milan-Donnarumma sta alimentando le polemiche negli ultimi giorni, aprendo importanti scenari di calciomercato per le prossime settimane. Ma se i tifosi rossoneri, una parte almeno, parlano di alto tradimento, possono consolarsi ricordando o conoscendo che da un secolo circa almeno, tradire nello sport, come in amore, non è assai raro anzi. Ecco allora alcuni fra i casi più eclatanti di tradimenti nel mondo dorato degli sportivi.

Luis Figo, Barcellona/Real Madrid, calcio Liga Spagnola – La stella portoghese ha sicuramente aperto le porte del Santiago Bernabeu all’attuale asso lusitano che risponde al nome di Cristiano Ronaldo. Dopo cinque anni passati in Catalogna, riscuotendo i primi successo di una luminosa carriera, l’estate 2000 porterà l’ex Sporting Lisbona nella capitale per la cifra record di 140 miliardi di lire, primato poi battuto l’anno seguente da Zinedine Zidane (150 incassati dalla Juventus). Ma l’accoglienza per Figo non sarà tenera: il pubblico dei catalani lo accolse sommergendolo di insulto ed uno spettatore arriverà a lanciare in campo addirittura una testa di maiale in occasione del suo primo rientro da avversario al Camp Nou.

 

 

Michael Schumacher, Ferrari/Mercedes, Formula 1 – Non è certo il momento per accusare il povero Michael di una colpa grave, essendo il cambio di casacca non un reato penale (per fortuna). Il tedesco lasciò il Cavallino Rampante in maniera rocambolesca: dopo essere uscito dall’abitacolo definitivamente nel 2006, rimase con la Rossa per un triennio come consulente, tanto che lo stesso Raikkonen seppe cogliere il successo iridato già nel 2007. Poi il dicembre 2009, l’innamoramento con la casa teutonica della Mercedes lo portò a tornare alla guida di una monoposto nel campionato 2010.

 

Zlatan Ibrahimovic, Juventus/Inter, calcio Serie A – E’ vero, i bianconeri avevano appena detto addio alla Serie A in conseguenza della squalifica per Calciopoli e giocare nella cadetteria, per Ibra, stella ancora giovane e in divenire, sarebbe stato un stop alla carriera. E sempre il buon Mino Raiola fu di mezzo nella trattativa, portandolo dal ritiro dei bianconeri in auto a Milano per formare con gli “odiati” nerazzurri, causa, secondo una parte del tifo juventino, della retrocessione. Ibra poi, negli anni successivi, dimostrerà con i diversi cambi di casacca di preferire più location sempre più suggestive che l’amore per un club. L’ultimo passaggio al Manchester United, concluso con la vittoria dell’Europa League ed un incidente serio (il primo) che lo terrà ai box fino a dicembre hanno, forse, bloccato l’ultimo trasferimento.

 

 

Pat Riley, New York Knicks/Miami Heat, basket NBA – Se Pat Riley è ben noto agli over 40 per essere stato il creatore dei fantastici e spettacolari Los Angeles Lakers degli Anni Ottanta, nel corso della sua carriera stava per diventare icona del basket della Grande Mela, risollevando la stella dei New York Knicks. I Miami Heat, franchigia di uno stato che fino a quel punto quasi non conosceva lo sport del basket, lo volle a tutti i costi. E Riley, sempre pronto ad indossare il vestito migliore in qualunque occasione, ne sposerà il progetto sportivo, tanto da condurre la Florida al suo primo anello NBA. Aiuti dall’alto? Beh, con in squadra talenti del calibro di Dwayne Wade, Gary Payton ed un certo Shaquille O’Neal…ed i Knicks invece inizieranno una parabola discendente, raggiungendo le Finals ancora nel 1999 per poi finire sempre più ai margini della pallacanestro america.

 

 

 

 

 

 

 

Babe Ruth, Boston Red Sox/ New York Yankees, baseball MLB – Guai a non parlare della leggenda del Bambino che, caso opposto ai precedenti, non ne voleva affatto sapere di lasciare i mitici Red Sox.

Tanto fu il dispiacere che Ruth andandosene mestamente, lanciò una maledizione terribile nei confronti dei dirigenti della sua ex franchigia, dicendo che non avrebbero più vinto nulla!! E così fu fino al 2004, anno del  ritorno al successo per Boston dopo un’assenza negli albi d’oro iniziata nel 1918. Ruth nel frattempo, nella Grande Mela, vinse ben 4 World Series di baseball….diventando a stella assoluta del meraviglioso mondo della MLB.

 

 

 

 

 

 

 

 

Robert Lewandowski, Borussia Dortmund/Bayern Monaco, calcio Bundesliga – La stagione 2012-13 poteva rimanere nella storia dei gialloneri: dopo il bis in Bundesliga delle due stagioni precedenti, si presentavano ai nastri di partenza della Champions League come una delle compagini favorite. Tuttavia la partenza di Mario Gotze, direzione Baviera, nella sessione estiva di mercato pareva aver  indebolito il club.

Ed all’ennesima proposta ricevuta dai rivali del Bayern Monaco di acquisire il cartellino del bomber polacco, i dirigenti non si lasciarono convincere del “vil denaro”. Robert porterà il Dortmund in finale di Champions, perdendo contro i bavaresi e dopo una stagione in cui vincerà il titolo di bomber del torneo, lascerà a parametro zero il club, dirigendo la sua auto a sud, dove si consacra definitivamente con la casacca dei biancorossi di Monaco. Da quel momento, il Borussia non riuscirà più a replicare le campagne europee, mentre in patria conquisterà soltanto, si fa per dire, due Supercoppe di Germania ed una coppa nazionale.

 

 

 

 

 

Dino Meneghin, Varese/Milano, basket Italia – Finita l’epoca gloriosa Borghi (padre e figlio), il basket nella Città Giardino stava smantellando. Partito per altri lidi la stella Bob Morse, la leggenda della pallacanestro italiano alias Dino Meneghin, dovette semplicemente percorrere l’Autostrada dei Laghi per accasarsi agli odiati rivali delle Scarpette Rosse. Non saranno sufficienti le 31 primavere alle spalle, perché SuperDino esibirà la sua classe sui parquets italiani ed europei, vincendo ancora due Coppe dei Campioni ed una Coppa Korac in finale proprio contro la sua ex Varese.

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