Quando il giocatore rifiuta lo sponsor sulla maglia

Il calcio professionistico è tale perchè i giocatori devono accettare spesso condizioni non desiderate come il trasferimento in un’altra città oppure alle dipendenze di un tecnico non sempre amato. Ma si può rifiutare di vestire la maglia per colpa di uno sponsor indigesto?

Si, se il motivo è per coscienza personale. Come fu il caso di Papiss Cissé, in forza nel 2013 al Newcastle, che  si oppose in maniera netta a vestire la nuova casacca che riportava come sponsor Wonga, una società britannica di prestiti a breve termine a tassi di interesse elevati. La motivazione del diniego? Le sue credenze musulmane, contrarie al fatto di ottenere interessi sui prestiti.

Cambiò opinione alla fine, ma non sappiamo se la mutazione avvenne in seguito al fatto che venne fotografato all’interno di un casinò inglese.

Cissè e lo sponsor maleficoPapiss Cissè e la maglia malefica

 

Scendendo in Spagna e precisamente a Siviglia, si registra il caso di Frédéric Kanouté. Il centrocampista maliano classe 77, non approvava il fatto che i biancorossi avessero come main sponsor una casa di giochi online, 888.com. Poi, il giocatore bandiera del club in cui rimase per ben 7 stagioni, decise di soprassedere.

 

Kanoutè e la maglia del siviglia

Probabilmente il caso più eclatante fu quello legato al nome magico di Johan Cruyff in occasione della Coppa del Mondo 1974. La federazione olandese stipulò un accordo con l’azienda tedesca Adidas per la fornitura del kit gara. L’occasione era troppo importante per la fabbrica fondata da  Adi Dassler, tanto che si accaparrò tutte le nazionali più importanti che pendevano parte alla rassegna fra cui Germania Ovest, Brasile campione in carica ed Italia vicecampione.

Mancava all’appello l’Olanda e vestirla, compresa la stella Cruyff, avrebbe costituto un ulteriore segno di dominio del mercato. Ma il Tulipano numero 14 era legato da anni all’azienda concorrente, la Puma, calzando le celebri scarpe Puma King.

Come uscire dall’impiccio allora senza provocare crisi diplomatiche? Adidas decise che Cruyff non avrebbe indossato durante la rassegna iridata materiale marchiato Tre Strisce!!!  Per i sarti si trattò allora di preparare abbigliamento ad hoc, scucendo da ogni capo una delle tre strisce simbolo del brand Adidas ed inoltre ogni tuta venne griffata Puma.

Come andò a finire il Mondiale lo sappiamo tutti. La finale di Monaco di Baviera fu uno spettacolo di tattica e di classe calcistica, con il primo minuto di gioco nel quale gli olandesi non fecero letteralmente toccare palla ai padroni di casa della Germania, arrivando in area e guadagnandosi il rigore del vantaggio momentaneo.

Poi la grinta teutonica, spinti anche dal tifo di casa, li porterà ad alzare al cielo la seconda coppa del mondo della loro storia, a distanza di venti anni dal Miracolo di Berna. E con buona pace dell’Adidas.

Cruyff e la maglia dello scandalo

Cambiando sport, si segnala il caso “montato” da Sonny Bill Williams, una delle stelle degli All Blacks, un musulmano praticante che sulla maglia non volle il logo delle banche. Come detto prima l’Islam vieta il prestito ad interesse ed Williams non fece eccezione, opponendosi portando il proprio club al dietrofront . Al rientro da un infortunio nella primavera 2017, nel primo match in cui scese in campo, si presentò con la maglia dei Blues, il suo club, coprendo il marchio Bnz (Bank of New Zealand) che spiccava sul colletto. Non quello dell’altra banca-sponsor, la sudafricana Investec, a quanto pare perché dal Sud Africa non era arrivata in tempo la necessaria dispensa.

La scelta non passò inosservata nemmeno fra i tifosi che criticarono l’atteggiamento. Alcuni addirittura chiesero che il forte rugbista restituisse parte dell’ingaggio. Poi il caso si sgonfiò lentamente, con buona pace del club e dello sponsor indigesto.

 

 

Sonny Bill Williams con lo sponsor coperto

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