Frasi famose di Maradona

Diego Armando Maradona e calcio, ed hai già detto tutto. Il Pibe de Oro, asso del pallone, ha scritto la storia dello sport e del costume degli Anni 80-90, per i suoi modi di comportarsi in campo e fuori, nella vita privata e quella pubblica. Se Maradona ha letteralmente trascinato l’Argentina sul tetto del mondo con il Mondiale di Messico 86 ed ha portato il Napoli ha vincere due scudetti in appena 4 anni, dopo che per 60 anni aveva soltanto guardato dal basso in alto gli squadroni del ricco Nord, Diego ha fatto scrivere migliaia di pagine con le sue imprese e con le sue dichiarazioni, mai banali.

Ecco allora un sunto di quelle che possono essere ritenute le dichiarazioni storiche, ovvero le frasi famose di Maradona, il calcio fatto Uomo.

Ho due sogni: il primo è giocare un Mondiale, il secondo è vincerlo.

[Su George Weah] Pura roccia, el negro. E anche un buon combattente fuori dal campo: è stato uno dei primi a unirsi al mio sindacato e vive lottando per il suo paese, la Liberia.

Il valore della nazionale non si confronta con il denaro, si confronta con la gloria.

Ho fatto gol con la mia testa e con la mano di Dio.

Oggi molte partite vengono decise dalle scrivanie. E questo va contro i giocatori.

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I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.

Se stessi con un vestito bianco a un matrimonio e arrivasse un pallone infangato, lo stopperei di petto senza pensarci.

Non si può essere fenomeni tutti i giorni dell’anno. Anche Maradona non sempre giocava da Maradona.

Il calcio inglese non mi piace. E poi io voglio allenarmi solo il pomeriggio. (prima di sbarcare a Napoli nell’estate del 1984)

Ho quarantacinque anni e non penso di giocare nuovamente. Non ho il coraggio di mancare di rispetto alla palla.

Io sono favorevole agli omosessuali perché, grazie a loro, aumenta la richiesta di veri maschi.

Voglio giocare anche se ho il menisco in pezzi. Chi è sempre prudente non arriva mai primo. Io intendo giocare e vincere. E’ una follia? Allora farò il pazzo tutta la vita.

“Sono tornato solo per amore della città e dei tifosi”. (dopo la sua prolungata assenza da Napoli nell’estate 1989)

Mi stanno uccidendo, non possono più tenermi in questa incertezza. Il Barcellona deve decidere prima possibile se tenermi ancora oppure no. Ormai mi sembra quasi tutto fatto, tra l’altro l’offerta del Napoli non può che essere considerata ottima.

A me gli psicologi stanno cercando di levarmi il vizio della cocaina, non quello di vivere.

El puvlico de Napoli me buole vene ( nel suo classico modo di mescolare italiano e spagnolo)

Voglio un tifo incredibile domenica, non voglio nessuna bandiera del Milan, non voglio assolutamente una, perché quando noi andiamo fuori Napoli non siamo nessuno e ci mancano di rispetto tutti quanti, e noi dobbiamo fare lo stesso con loro!. (prima del big match Napoli-Milan del maggio 1988 che fu decisivo per lo scudetto dei rossoneri)

Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.

Sì, ho litigato col Papa. Ci ho litigato perché sono stato in Vaticano, e ho visto i tetti d’oro, e dopo ho sentito il Papa dire che la Chiesa si preoccupava dei bambini poveri. Allora venditi il tetto amigo, fai qualcosa!.

 

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