Frasi famose di Gianni Bugno

Gianni Bugno è stato uno dei più grandi campioni del ciclismo italiano e mondiale. Un Giro d’Italia conquistato conservando la maglia rosa dal primo all’ultimo giorno, 2 Mondiali, 1 Milano-Sanremo, 1 Giro delle Fiandre oltre a tantissime corse in linea nel corso della sua lunghissima carriera dal 1985 al 1998.

Secondo tanti critici, è stato uno degli ultimi grandi atleti capaci di competere per la vittoria sia nei grandi giri che nelle corse d’un giorno, e lo dimostra appunto il suo palmares.

Nato in Svizzera a Brugg il 14 febbraio 1964, da genitori italiani, ha iniziato a correre in Italia fin da giovanissimo, rivelandosi già nelle categorie giovanili.

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Uomo di poche parole, in corsa era in grado di essere una maschera, senza mostrare alcun tipo di sentimento, davvero un campione di un’altra epoca rispetto ai tempi odierni, dove l’essere social si sta dimostrando sempre più importante.

Ecco allora le frasi famose del campione monzese.

Il doping ha fatto scappare gli sponsor di casa nostra, ma oggi la musica è cambiata di parecchio. Il ciclismo da noi è uno degli sport più controllati e credibili in assoluto, questo va detto chiaramente.

Il ciclismo deve essere racconto, romanzo, ma non dell’orrore.

Non ho nulla da perdere, tutto da guadagnare. Se fatico io, devono faticare anche loro per venirmi a riprendere. Invece non mi prenderanno…

Quando decido di scattare sul Cipressa lo faccio perché mi sento di farlo, perché la Sanremo si vince se cogli il momento, anche se non so dove sarei riuscito ad arrivare.

Non ho bellissimi ricordi delle salite, che per me significavano sofferenza.

Non c’è una vittoria che considero migliore rispetto a tutte le altre, o che considero diversa; ho avuto sempre emozioni di gioia e soddisfazione per ogni singola vittoria, sono tutti traguardi molto importanti e prestigiosi.

Se passi troppo tempo a riscaldarti, perderai la gara. Se non ti riscaldi affatto, può capitare che non la finirai nemmeno.

Mah, vedremo…

Il doping ha fatto scappare gli sponsor di casa nostra, ma oggi la musica è cambiata di parecchio. Il ciclismo da noi è uno degli sport più controllati e credibili in assoluto, questo va detto chiaramente.

Mi dispiace per Miguel Indurain. (dopo il successo ai Mondiali di Stoccarda nel 1991)

Non vado più in bici. Lo farei, ma ho paura, le biciclette sono percepite come un fastidio.

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