Frasi famose di Febbre a 90° il film

Uno di quei film che definire cult è dire poco, per raccontare la passione che un essere umano, uomo o donna che sia, possa dimostrare nei confronti di un pallone che rotola e di colori che dipingono la maglia del club. Poi, quando una squadra vince poco nella storia rispetto a chi invece può vantare trofei alzati al cielo in continuazione.

Poi, quando arriva la stagione giusta, non tutti le cose riescono al momento giusto, soprattutto se in gioco c’è anche l’amore della tua vita e pensi che tutto si sistemerà. Poi, a mente fredda, scopri e ti accorgi che non è così, perchè la tua è soltanto una speranza.

Ecco perchè vedere questo film, forse serve più alla fidanzata che ad un tifoso di calcio, per comprendere e capire perchè a volte, ci si dimentica dell’altra metà del cuore.

Le frasi famose di Febbre a 90°

Non è facile diventare un tifoso di calcio, ci vogliono anni. Ma se ti applichi ore e ore entri a far parte di una nuova famiglia. Solo che in questa famiglia tutti si preoccupano delle stesse persone e sperano le stesse cose. Cosa c’è di infantile in questo? (Paul)
Il calcio ha significato troppo per me e continua a significare troppe cose. Dopo un po’ ti si mescola tutto nella testa e non riesci più a capire se la vita è una merda perché l’Arsenal fa schifo o viceversa. Sono andato a vedere troppe partite, ho speso troppi soldi, mi sono incazzato per l’Arsenal quando avrei dovuto incazzarmi per altre cose, ho preteso troppo dalla gente che amo… Okay, va bene tutto! Ma… non lo so, forse è qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro. Come fai a capire quando mancano tre minuti alla fine e stai due a uno in una semifinale e ti guardi intorno e vedi tutte quelle facce, migliaia di facce stravolte, tirate per la paura, la speranza, la tensione, tutti completamente persi senza nient’altro nella testa… E poi il fischio dell’arbitro e tutti che impazziscono e in quei minuti che seguono tu sei al centro del mondo, e il fatto che per te è così importante, che il casino che hai fatto è stato un momento cruciale in tutto questo rende la cosa speciale, perché sei stato decisivo come e quanto i giocatori, e se tu non ci fossi stato a chi fregherebbe niente del calcio? E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c’è sempre un’altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c’è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi. (Paul)
No, non è questo! Io volevo dire che se non vinciamo il campionato quest’anno, avrò pur sempre Sarah e il bambino. Sai, quando non hai nient’altro l’Arsenal ti riempie tutti i vuoti e così finisce che ti preoccupi quando perdi con gli Spurs, quando dovresti piuttosto preoccuparti di te stesso. (Paul)

Certo, tipico dell’Arsenal, ce ne servono due e ne fanno uno giusto per farci arrapare! (Paul) [dopo la prima rete dell’Arsenal al Liverpool]

Paul: È il giorno più brutto della mia vita! Diciotto fottutissimi anni e li vanno a buttare via alla penultima giornata…
Steve: Andiamo Paul, siamo solo a metà partita! Siamo sotto solo di un gol.
Paul: Non ha importanza! Se la sono mangiata. Lo sapevo, che t’ho detto?! Razza di bastardi!

All’inizio non ci piaceva, ci dava troppo da lavorare. Invece è stato bello, e se pensiamo di superare l’esame è merito suo, quindi dev’essere una brava insegnante! Ah sì, e Scott, che non è qui perché è a casa a guardarsi la partita, ha detto di dirle che lei è come George Graham: tutti qui la rispettiamo perché ci fa lavorare sodo e avere dei risultati! (Alunna di Sarah)[a Sarah, alla festa di fine anno scolastico]
Potrei mettermi a tifare per una squadra che non vince mai, l’Orient o una così. Almeno sai che cosa ti aspetta, non stai a farti infinocchiare da situazioni come queste. (Paul) [negli ultimi minuti di Liverpool-Arsenal, poco prima del gol decisivo di Michael Thomas]
Ti dispiacerebbe, per favore, per favore, per favore, per favore, andare all’istante a fare in culo?! Capiti nei peggiori sessanta secondi della mia vita, e non ho nessuna voglia di vederti! (Paul) [urlando, affacciato al balcone, alla persona che ha bussato al citofono durante i minuti finali di Liverpool-Arsenal, senza accorgersi che si tratta di Sarah]
Pauuuuuuuuuuuuuuuuuul! (Steve) [mentre osserva in tv Michael Thomas segnare la decisiva rete del 2-0 per l’Arsenal]

Quando ripenso al 26 maggio 1989, non so spiegarmi esattamente cosa sia successo a entrambi. Be’, a tutti e tre se contiamo la squadra. Però so una cosa, che il mio rapporto con l’Arsenal è cambiato, quella sera. È come se fossi saltato sulle spalle della squadra quella sera e questa mi avesse trasportato nella luce che si irradiava di colpo su tutti noi. In quel momento, in qualche modo mi sono sentito staccato dalla squadra. Oh sì, ci frequentiamo ancora e io continuo ad amarla e insieme a odiarla, ma ho la mia vita ora, i miei successi e i miei fallimenti non sono necessariamente legati ai suoi. E questa è una buona cosa, o almeno credo. (Paul)
Paul : No, non è questo! Io volevo dire che se non vinciamo il campionato quest’anno, avrò pur sempre Sarah e il bambino. Sai, quando non hai nient’altro l’Arsenal ti riempie tutti i vuoti e così finisce che ti preoccupi quando perdi con gli Spurs, quando dovresti piuttosto preoccuparti di te stesso.

Sarah: Mi dispiace tanto!
Paul: Ah, grazie!
Sarah: Come ti senti?
Paul: Male! Non me l’aspettavo, capisci? Non oggi almeno.
Sarah: Prima o poi dovevano dirtelo.
Paul: Dirmi cosa?
Sarah: Scusa Paul, di che cosa stiamo parlando?
Paul: Be’, io lo so di che cosa sto parlando, tu di che stai parlando?
Sarah: Del posto!
Paul: Del posto?! E io sarei incazzato nero per uno stupidissimo cesso di colloquio? Abbiamo perso in casa col Derby oggi, perso.
Sarah: Dio, Paul! Quand’è che deciderai di svegliarti?
Paul: Quand’è che mi sveglio?! Sono anche troppo sveglio. Vorrei non esserlo, vorrei dormire per le prossime dieci stagioni.
Sarah: Stagioni? Sono stufa di sentir parlare di queste stramaledette stagioni, nella vita reale si chiamano anni, Paul. Sai, da gennaio a dicembre!
Paul: Non per tutti è così!
Sarah: Sì, è per tutti così, perfino per te!
Paul: Sai che significa per me? Sai quanto avevo aspettato questo momento?
Sarah: Sì, sì, credo di saperlo. Diciotto anni.
Paul: Sì, diciotto anni! Diciotto fottutissimi anni! È una vita che aspetto che l’Arsenal vinca il campionato, una vita. Ho pensato a quello stupido posto di vicepreside per due settimane e pensi che possa fregarmene di più?
Sarah: No! No, no, no! So che ti interessa molto di più se una squadra segna più di un’altra squadra durante una partita di calcio… E pensavi che fossi venuta a consolarti per questo?
Paul: Per un attimo l’ho pensato, sì. Ti ho attribuito un po’ di immagianzione, ho pensato che potessi capire come mi sentivo.
Sarah: È solo un gioco, Paul!
Paul [urlando]: Non mi dire così! Per favore, è la cosa peggiore! La più stupida che uno potrebbe dire! Perché mi sembra evidente che non sia solo un gioco. Sì, insomma, se lo fosse pensi forse che me ne fregherebbe così tanto? Eh? Diciotto anni! Dico, diciotto anni! Tu lo sai che cos’è che desideravi diciotto anni fa? Oppure dieci? O cinque? Fare la vicepreside in una scuola della zona nord di Londra? Ne dubito. Non avrai desiderato qualcosa tanto a lungo. E se l’avessi fatto, se avessi passato tre mesi a pensare che finalmente, finalmente stavi per ottenerla e quando pensavi di avercela ecco che ti viene portata via. Insomma non importa che cos’è: una macchina, un lavoro, un Oscar, il bambino… allora capiresti come mi sento stasera. Ma non è così, tu non capisci quindi…
Sarah: Quindi cosa? Quindi vaffanculo, va a casa, lasciami in pace?
Paul: Quello che ti pare!
Sarah: Sai una cosa, Paul? Non ho alcun sogno che duri da diciotto anni, perché ero una bambina diciotto anni fa. E se volessi ancora le stesse cose penserei che c’è qualcosa che non va, perché io non voglio sposare David Cassidy, non voglio avere le tette grosse, non voglio far bene agli esami di ammissione. Ho smesso di preoccuparmi di queste cose, forse dovresti provarci anche tu.
Paul: E così si è persa una parte di te, perché tutti dovrebbero continuare a volere una cosa che hanno sempre voluto.

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