Frasi famose di Danilo Gallinari

Danilo Gallinari  è un giocatore italiano di pallacanestro, nato Sant’Angelo Lodigiano l’8 agosto 1988. Formatosi nei settori giovanili di squadre del lodigiano, esordisce nel massimo campionato italiano con la maglia dell’Armani Milano, dove rimane fino al termine della stagione 2007/08, conclusasi con la sconfitta nelle semifinali dei playoff contro la Mens Sana Siena, che vincerà poi il titolo.

Il 27 giugno 2008 viene scelto dai New York Knicks come sesta scelta assoluta del Draft NBA. Dopo un triennio nella Grande Mela, il passaggio ai Denver Nuggets dove rimane fino al 2017. Milita poi nei Los Angeles Clippers, Oklahoma Thunder e Atlanta Hawks (dall’estate 2020).

Frasi famose di Danilo Gallinari

La vicenda relativa a Carlo Tavecchio, mi ha provocato tanta rabbia, sono incazzato. È evidente: il sistema italiano non funziona, deve essere cambiato. Ma c’è troppa politica nello sport ed il modello NBA è quasi impossibile da raggiungere per noi, credo che il 99,9% del pubblico la pensi come me. Sono contento di vivere negli Stati Uniti e giocare qui, lontano da episodi del genere. Quando chiuderò la carriera e metterò su famiglia, voglio restare negli USA: cercherò di diventare cittadino americano. In Italia non tornerò se non per le vacanze e per vedere famiglia e amici.

La pallacanestro è un gioco di attimi e di istinto legato all’attimo, non devi pensare molto, anzi: devi pensare decisamente poco.

Il mio sogno è vincere in America, entrare nella Hall of Fame dei più forti e poi, se le gambe reggono, chiudere la carriera nella mia Olimpia.

Rivendico tutte le scelte, ma ora voglio vincere.

Quando sei rookie devi fare alcuni lavori sporchi. Ad esempio ogni trasferta, a qualsiasi ora, che siano le quattro di pomeriggio, o le tre di notte, devi portare i borsoni per il giorno successivo davanti alla stanza di ogni giocatore. Ciascuna con ogni probabilità su piani diversi. La mia prima volta pensavo di dover bussare e poi consegnare la borsa, mentre in realtà doveva essere semplicemente appoggiata fuori. Quindi busso. Nessuno risponde. Busso di nuovo e ancora niente. Busso ancora e finalmente un giocatore apre insultandomi in Slang. E vedo che non era da solo…

Ai tempi dell’Olimpia, a 19 anni, un giornalista gli chiese: «Ha un milione di euro: come li ripartisce?». Lui rispose: «Metto il gruzzolo sul tavolo di casa, davanti ai genitori e a mio fratello: assieme si decide che cosa fare»

Nel mio ambiente, nel basket, è molto difficile trovare qualcuno che dice di aver votato mister Trump, il presidente, è un ambiente molto democratico, e in fondo il voto popolare l’ha vinto Hillary.

Le mie storie durano poco. Il record è un anno e due mesi. Lascio io, appena vedo che non ci sono compatibilità. Non ho rinunciato all’amore per il basket, ma con il lavoro non riesco a dare a una donna il tempo che merita.

Io spero che Gigi rimanga al Milan, è un simbolo dell’Italia e del Milan. E poi insomma, “Milàn l’è un gran milàn” spero che Gigi resti.

«Sicuramente ho detto “thank you”, “grazie”, la notte che mi hanno scelto al draft (la cerimonia in cui le società indicano le loro scelte). Comunque ci sono arrivato preparato, a scuola mi avevano insegnato bene l’inglese. Ricordo alle medie la professoressa Armuzzi. Una volta, dovevamo imparare una poesia a memoria; io fui chiamato, mi alzai davanti a tutta la classe per ripeterla e la recitai con una pronuncia americana: tutti i compagni si misero a ridere perché la sentivano strana, invece la prof capì che ci avevo messo passione, mi diede un bel voto e disse “Complimenti Danilo, puoi andare a posto”. Lo studio conta, bisogna avere dei sogni, degli obiettivi e studiare (in riferimento alle sue prime parole dette dopo la scelta al Draft).

Non permetto a nessuno di mettere in dubbio il mio attaccamento alla maglia Azzurra.

Nella vita vi capiterà più volte di cadere. La cosa importante è la forza con cui ci si rialza.

Idolo, leggenda. È una persona che quando l’ho incontrata mi ha dato i brividi, anche se è stata una stretta di mano in corridoio e non sono riuscito a dire nulla, avevo zero salivazione. (parlandi di Michael Jordan)

Io sono graffignano purosangue, come il grande pilota Giuseppe Campari, il bomber Alessandro Matri e il mitico Giacomo Devecchi. E alla mia Graffignanità ci tengo non poco.

Dire che Mike mi abbia scelto per amicizia con mio padre non ha senso. Se li avessero visti giocare assieme, battere avversari nettamente più talentuosi, dando al concetto “squadra” un senso pieno, saprebbero che una cosa del genere non si potrebbe neppure concepire. (ad un domanda relativa al suo passaggio ai New York Knicks allenati da Mike D’Antoni).

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