Frasi famose di Andrea Pirlo

Andrea Pirlo è stato un talento indiscusso del calcio italiano e mondiale, capace di vincere con le maglie di Milan e Juventus in Italia ed in Europa e soprattutto uno degli artefici del trionfo degli Azzurri a Berlino nella Coppa del Mondo in Germania nell’estate del 2006. Bresciano di origine, molto riservato, ha sempre fatto di poche parole e molti fatti la sua carriera.

Ecco che nelle sue rare interviste, il suo genio si è espresso anche con rara forma ed assoluto talento, giocando con le parole come con il pallone.

Le frasi famose di Andrea Pirlo

Per vincere serve grande personalità, altrimenti gli avversari ti mangiano.

[Su Antonio Conte] È un grandissimo allenatore. Io ne ho avuti tanti, ma nessuno così meticoloso nel lavoro e bravo a spiegare le cose. Dal punto di vista tattico e didattico è perfino più bravo di Ancelotti e Lippi, che pure hanno tante qualità. […] Conte è un talento della panchina.

Se una punizione è tirata come si deve, è imparabile.

La Juve di Lippi e quella di Capello? Erano squadre fortissime, abituate a vincere con giocatori straordinari ed era la squadra da battere in Italia.

Raccogliere la sua eredità è impensabile in questo momento, però sicuramente qualcuno in futuro la vorrà prendere. Sicuramente c’è da apprezzare il gesto di Alessandro di metterla a disposizione; ha detto una cosa giusta, perché tutti devono poter sognare di indossare la maglia numero dieci della Juventus, che è una bella cosa.

[Sugli ambienti di lavoro nella Juventus e nel Milan] Come ambienti più o meno sono simili, due città

[Torino e Milano] che ti lasciano vivere tranquillo, senza troppe pressioni. I metodi di allenamento sono diversi perché in base ad ogni allenatore le cose cambiano. Il resto più o meno è lo stesso, sono due grandi società con le stesse ambizioni, la stessa voglia di vincere, quindi siano le, penso, le due più grandi società italiane più conosciute anche in giro per il mondo. Quindi non ci sono tante cose diverse.

Vincere sempre sarebbe perfetto, ma perdere fa parte del gioco, e lì si vede il carattere della squadra.

Quando si vince si dà fastidio.

L’Inter era la squadra del mio cuore, così realizzai un sogno quando ci andai. Anche se cambiarono tanti giocatori e allenatori in quel periodo. Poi io non fui continuo e loro mi cedettero.

Le lacrime fanno bene, sono la spiegazione visibile di chi sei, una verità incontrovertibile.

Non mi alleno a calciare i rigori così. Mi è venuto al momento di tirarlo in quel modo.

Dicono che Tonali possa essere il mio erede. Secondo me come tipo di calciatore non mi assomiglia, mi assomiglia di più per i capelli lunghi e per il fatto che giochi nel Brescia. Per me è un altro tipo di giocatore, molto più completo, sia in fase difensiva che di impostazione; è un mix tra me e altri giocatori. Sicuramente è il più promettente dei centrocampisti che ci sono in Italia. Non lo vedo come un erede perché il modo di giocare è diverso, però diventerà sicuramente un grande.

Se il lavoro conta più del talento? No, il talento viene prima e va coltivato con il lavoro. Se non ce l’hai puoi lavorare tutto il giorno ma non verrà fuori.

Cosa penso della terza stella della Juve? Non entro nel merito. Da avversario ho sempre pensato che la Juve avesse vinto quegli scudetti perché era molto forte. Furono campionati vinti sul campo.

Nelle notti di Champions con 80.000 spettatori San Siro è uno spettacolo. Ma per tifo, rimbombo ed effetto sonoro la nostra casa è molto simile: sono in 40.000 ma sembrano di più.

Per vincere serve grande personalità, altrimenti gli avversari ti mangiano.

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