Drazen Dalipagic, l’artista del basket che fece grande Venezia

Drazen Dalipagic, la D2 più pericolosa esistente sui parquet del mondo, un vero cannoniere, merce rara ed elemento affidabile per le sorti di una squadra. Soprannominato Praja, giocava nel ruolo di ala piccola ed aveva nel suo tiro affidabile l’esercizio migliore della sua tecnica sopraffina.
Anche il pubblico italiano ebbe modo di vederlo giocare live: Udine, Reyer Venezia e Scaligera Verona le sue tappe nella Penisola e sopratutto in Laguna lo ricordano con le “lacrime agli occhi”, merito di una prestazione record.

Il 25 gennaio 1987 infatti Drazen stabilì il record personale di realizzazione in serie A1 del campionato italiano con 70 punti nella partita vinta dalla Giomo Venezia contro la Dietor Bologna (107-102) allenata da Sandro Gamba e leader del campionato, facendo impazzire l’Arsenale, il vecchio palazzo dello Sport che vide le imprese della Reyer negli Anni 70-80.

Nato a Mostar, allora Jugoslavia ed oggi, dopo il terribile conflitto, Bosnia Erzegovina, il 27 novembre 1981, debuttò a 20 anni nelle file del Partizan Belgrado. Nel 1980 il suo arrivo, il primo, in Italia, firmando per la Reyer Venezia. Allora l’ex stato balcanico, sotto l’egida del comunismo, vietava ai propri atleti di lasciare il Paese prima del compimento dei 27 anni. E sarà una stagione esaltante: assieme all’asso NBA Spencer Haywood, porterà la squadra alla vittoria in campionato di Serie A2, ottenendo la promozione e l’accesso alla finale di Coppa Korac persa contro lo Joventut Badalona per 105-104. Breve ritorno alla casa madre del Partizan per una sola stagione e poi la firma con il prestigioso Real Madrid.

Dalipagic in nazionale
Dalipagic (14) a canestro contro l’Australia

Nella casa Blancos rimarrà a bocca asciutta, nessun successo e l’immediato ritorno in Italia, stavolta a Udine. Il suo palmares, sebbene non scarno a livello di club, due Coppa Korac e 2 scudetti in Jugoslavia, si riempie di successi colti con la nazionale. Un allora olimpico, a Mosca 1980, battendo gli azzurri di Gamba in finale, 3 titoli europei ma soprattutto il Mondiale 1978 nelle Filippine, che lo vide premiato come MVP del torneo.

Alla collezione di medaglie dal metallo pregiato si aggiungono un argento olimpico, mondiale ed europeo, oltre ad un bronzo olimpico, due ai Mondiali ed uno agli Europei.

La sua migliore stagione fu quella del campionato 1981-82 quando, con la maglia del Partizan Belgrado, ottenne una media di 42,9 punti per partita. Va sottolineato che all’epoca non era ancora stato introdotto il canestro da tre punti.

È stato eletto nella Basketball Hall of Fame nel 2004.

Anche il figlio Davorin ha optato per la carriera di cestista, non di spessore elevato come il padre e riportando soltanto un trionfo nel campionato nazionale serbo.

Tonino Zorzi, suo coach a Venezia, disse di Drazen: “Sembra un paradosso, ma continua a migliorare. Passa meglio la palla, è più altruista. E sta moltissimo in palestra. A tirare, naturalmente”.

Ritiratosi nel 1991 in patria con la maglia della Stella Rossa Belgrado. è rimasto  nell’ambiente, prima come allenatore e poi come membro del comitato direttivo della federazione serba, nonchè presidente del Novi di Belgrado.

Ebbe l’onore di tenere a battesimo i prima passi di una stella del basket mondiale, prematuramente scomparso come Drazen Petrovic.

Venne eletto miglior giocatore europeo per ben tre volte.

Saltò l’intera stagione 1978-79 per colpa del servizio militare, obbligatorio nel suo paese, che non prevedeva la possibilità di entrare nei corpi militari come accadeva in Italia, rimanendo atleti a tutti gli effetti.

Nell’esperienza spagnola al Real Madrid, potè giocare soltanto in Coppa Campioni a causa delle norme del basket iberico che non permettevano agli stranieri di scendere in campo nei tornei nazionali.

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