Il contratto-record più lungo per un calciatore

La firma sul contratto messa da  Saúl Ñíguez con cui si lega all’Atlético Madrid per i prossimi nove anni (scadenza 2026), annessa la clausola rescissoria annessa pari a 150 milioni di euro sembra costituire il primato del contratto di un calciatore più lungo della storia. Allora scateniamoci, andando a ricercare nel libro degli amarcord chi si è avvicinato.

Ed alla dirigenza spagnola (presto cinese??) piace prolungare contratti ai propri tesserati: agli inizi del 2017 venne infatti sottoposta, ed accettata ,l’estensione al talento Koke, allungandoli la permanenza in riva al Manzanares fino al 2024, dunque per i prossimi 7 anni. 

 

 

Sulla sponda opposta della Capitale, il Real Madrid non si è mai fatto mancare di tenere legati a sé i propri fenomeni, spesso in ruoli chiavi difficilmente sostituibili. L’accordo siglato con ben tre assi del calibro di Iker Casillas, Guti e Raúl nel suo recente passato lo dimostrano. Per l’estremo difensore delle Furie Rosse, carismatico personaggio dello spogliatoio della Casa Blanca, la firma fu un premio alla carriera. Tuttavia i setti anni d’estensione non vennero completati, avendo subito l’onta della cessione al Porto un paio di stagioni fa.

 

Per le tre stelle inoltre, l’estensione era legata, in automatico, alla raccolta durante l’anno di almeno 30 presenze in campo. E fu il giorno di San Valentino a veder apporre le firme in calce al contratto, tanto che il presidente Ramon Calderon si espresse in maniera romantica al momento dell’evento, augurandosi amore eterno fra il club ed i giocatori. 

 

Ed i rivali del Barcellona non sono da meno: Lionel Messi siglò un primo accordo di sette anni nel 2009 con i catalani oltre ad un clausola monstre pari a €250 milioni. Poi, nel 2013 prima e nel 2016, giunsero ulteriori allungamenti del contratto, tanto da far dichiarare al numero uno blaugrana Josep Maria Bartomeu che Leo si sarebbe potuto fermare per tutti il tempo che lo desiderava.

Pochi giorni fa infatti, è arrivato l’ultimo (???) contratto per il calciatore argentino, con cui si lega al Barcellona fino al 2021, oltre ad una clausola rescissoria fissata a ben 400 milioni di euro, tale da far desistere anche l’ultimo degli sceicchi.

 

Sempre La Liga vanta record speciali in tale categoria: il Real Betis, il secondo violino di Siviglia, firmò la stella brasiliana Denilson con un contratto di ben 10 anni, con un ingaggio di circa 3,5 milioni di euro ed il pagamento del cartellino al San Paolo pari a circa 35 milioni di euro. Peccato che tutto questo non fece rimanere il talento sudamericano in Spagna a lungo: dopo un breve ritorno in patria nelle fila del Flamengo (2000), Denilson si mosse definitivamente in direzione Francia, siglando con il Bordeaux nel 2005, anno in cui la carriera cominciò il lento ed inesorabile declino. 

 

Cambiando nazione ed epoca, nel 1979 la compagine inglese del Bristol City si trovò coinvolta in una situazione contrattuale che l’avrebbe portata sull’orlo del fallimento. Il Manager Alan Dicks fece siglare alle stelle del club un contratto della durata di ben 11 anni (!!!) 

Dopo l’allontanamento di Dicks per motivi tecnici, la squadra lentamente cominciò a scivolare nelle serie inferiori, e passando i un triennio dalla massima categoria alla Quarta Serie!!! E ci vollero giorni di negoziazione fra la dirigenza societaria e le autorità federali per convincere otto calciatori (Gerry Sweeney, Dave Rodgers, Peter Aitken, Geoff Merrick, Chris Garland, Trevor Tainton, Jimmy Mann and Julian Marshall) a stracciare il precedente accordo e a lasciare il club, salvando di fatto la squadra, almeno dal punto di vista finanziario.

 

 

 

 

 

L’Italia, sotto questo punto di vista, non è sicuramente nella lista dei primatisti: al massimo, nella speciale graduatoria, alcuni clubs di Serie A potrebbero competere per il primato di firma più assurda, vedasi diversi professionisti del pallone che rimangono incatenati (contrattualmente s’intende) a società per le quali non scendono mai nemmeno in campo, rimanendo ai margini della rosa e diventando soltanto un onere per le casse sociali.

 

 

Davide Bernasconi

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