Bruno Neri: calciatore partigiano

Bruno Neri è nato a Faenza, il 12 ottobre 1910. Questo piccolo comune si trova a Ravenna, in Emilia-Romagna e attualmente non supera i 60.000 abitanti. Bruno studiava all’Istituto Agrario di Imola ed aveva una spiccata passione per il calcio, che praticava nel tempo libero. Ma questo non era il suo unico interesse, gli piacevano anche la poesia, l’arte e altre preoccupazioni culturali. L’altra sua passione era la politica e la difesa degli interessi di un bene comune.

Ritiratosi, raccolse pochi soldi e decise di tentare la fortuna a Milano, aprendo una bottega per potersi mantenere, oltre ad andare in una grande città dove avrebbe avuto più contatti con ogni tipo di attività artistica. Bruno visitava mostre e musei, aveva molti amici nell’ambito intellettuale ed era anche un ragazzo molto amato per la sua sensibilità.

Ma prima c’era un palcoscenico come calciatore. Aveva esordito a soli 16 anni al Faenza, il suo club, fino a quando nel 1929 ricevette un’offerta impossibile da rifiutare: la Fiorentina gli propose un contratto da 10.000 lire. Era un centrocampista centrale, con una predisposizione atletica notevole, molto tecnico, non molto alto ma con una capacità organizzativa che attirava l’attenzione. Anche se non fece molti gol: in tutta la sua carriera ne ha segnati solo due. In Fiorentina ha giocato per 5 anni ad alto livello.

Alla Fiorentina, mentre faceva parte della squadra, si inaugurava lo stadio dell’istituzione, che in quel momento fu battezzato come Giovanni Berta. Per chi non lo conosce, Berta era un fascista di ferro, uno dei più famosi che soccombette a una brigata comunista che lo uccise gettandolo da un ponte nell’Arno. Berta voleva tornare a riva ma i comunisti lo spinsero nuovamente in in mezzo all’acqua. Il punto è che per il movimento fascista fiorentino fu una perdita dolorosa e in onore della loro attività in prima linea decisero di chiamare così lo stadio della Fiorentina. Nel dopoguerra il campo verrà ribattezzato Stadio Comunale di Firenze e nel 1993 Artemio Franchi come lo conosciamo oggi. Ebbene, il giorno dell’inaugurazione, tutta la squadra fece il gesto del saluto romano, tipico saluto fascista, tranne Bruno, che tenne le braccia al corpo come segno evidente di non essere molto d’accordo.

Dopo aver giocato con i viola, passa alla Lucchese e da lì al Torino, società in cui ha giocato diverse partite e si è distinto nonostante il suo momento calcistico fosse passato. Termina la carriera al Faenza, società che dopo il ritiro, intorno al 1940, allena anche.

Bruno aveva un cugino che gli aveva mostrato quanto fossero interessanti da predicare i movimenti antifascisti e, con la ricchezza intellettuale che già possedeva, le sue letture, i suoi contatti e le sue preoccupazioni, era facile per Neri mettersi a pieno titolo nella militanza attiva.

L’Orga che più ha attirato la sua attenzione è stata quella della Resistenza italiana. Neri aveva allestito una piccola pista da bowling a Milano ma tornò a Faenza. Andò nella sua città, distribuì alcune cose e si nascose. Tuttavia, ebbe contatti con i servizi segreti alleati che lo invitarono in incognito a una divisione dell’esercito a Ravenna dove ci si dedicava allo studio delle operazioni di sabotaggio che i nazisti subirono negli Appennini. Neri si chiamava Berni con il nome di guerra e si travestì da eroe come quello che conosciamo.

Neri, distaccato per una missione di salvataggio di un paracadutista sul monte Gamona, fu sorpreso da un gruppo di soldati nazisti che lo uccisero il 10 luglio 1944. Gli spararono alla testa, nonostante la rapida difesa. Accanto a lui c’era il giocatore di pallavolo Vittorio Bellenghi , compagno di squadra. Erano incaricati di studiare la Linea Gotica, la Gotenstellung, il che significava la disposizione delle fortificazioni difensive naziste lungo la montagna, come un modo per ritardare l’avanzata degli Alleati. Compito di Bruno e Vittorio era di organizzare manovre di controffensiva per recuperare quei soldati alleati inviati nella regione. Nonostante tutte le mosse dell’intelligence, 15 soldati tedeschi sono apparsi dal nulla e così hanno posto fine alla vita di questo eroe della difesa italiana.

Vittima della follia nazista, è morto difendendo il suo paese e simbolicamente e rappresentativamente è molto di più, per qualcosa che emerge come una bandiera dell’antifascismo. Presso la sua casa natale di Faenza, una lapide porta la seguente citazione:

Bruno Neri, comandante partigiano ucciso in combattimento a Gamogna il 10 luglio 1944. Dopo essersi imposto come atleta di alto livello, si è distinto prima nell’azione clandestina, poi nella guerriglia, magnifiche virtù combattive e grande esempio per le generazioni future.

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