Bruno: dal Barcellona al carcere

Sai che di tanto in tanto mi piace fare una combinazione di sport e criminologia. Come in tutte le professioni e in tutti i settori, il crimine non è estraneo allo sport. Oggi parleremo di un atleta e allo stesso tempo di un assassino. È Bruno.

Bruno Fernandes das Dores de Souza è nato a Ribeirao das Neves, nello stato Minas Gerais, il 23 dicembre 1984. Nel 2002 è entrato nelle giovanili dell’Atlético Mineiro e nel 2006 venne acquistato da un fondo d’investimento chiamato Media Sports Investments, che lo ha portò al Corinthians. Ma al Timao non scese mai in campo, quindi decise di cambiare aria.

Venne trasferito al Flamengo, dove fu fortunato dato che all’arrivo, il portiere titolare rimase infortunato. Ciò gli ha permise di conquistare il posto fra i pali del prestigioso team di Rio de Janeiro. Bruno fornì buone prestazioni e si guadagnò l’amore dei fans, soprattutto per la sua abilità speciale nel fermare i rigori. Alla fine della stagione 2006/2007, venne però acquistato dal Barcellona.

Ma in realtà, nel 2008 Flamengo continuò a tenerlo in prestito. Non solo ha continuato a offrire buoni risultati, ma ha anche segnato gol, come il leggendario Rogério Céni, del San Paolo. Andò in goal su calcio di punizione e su rigore. Nel 2009, ottenne la fascia di capitano della squadra.

Tutto è cambiato nel giugno 2010. Eliza Samudio era una giovane modella che sosteneva di aver avuto un figlio di Bruno, sposato però con un’altra donna. Bruno negò sempre di essere il padre del bambino e si rifiutava di versare gli assegni famigliari. Quel giugno, la giovane donna scomparse all’improvviso e Bruno fu indagato. Il Flamengo decise di licenziarlo in tronco. Fu presto considerata una decisione saggia, perché a luglio venne arrestato.

Un cugino di Bruno affermò che lui e un suo amico avevano rapito e ucciso la giovane donna per ordine di Bruno. Il calciatore ammise la sua responsabilità e accusò l’amico di suo cugino di essere l’autore materiale. Smembrarono il corpo della ragazza, diedero parte dei suoi resti ad alcuni cani e gli altri furono sepolti sotto il cemento. Bruno venne condannato a 22 anni di carcere.

Nel febbraio 2017, quando Bruno aveva trascorso poco meno di sette anni in prigione, i suoi avvocati presentarono una richiesta di habeas corpus per il lento processo di appello e fu rilasciato. Non appena se ne andò, accettò un’offerta dal Boa Esporte Club di giocare di nuovo. Ma ad aprile venne nuovamente incarcerato, perché una parte del ritardo nel ricorso fu dimostrata come colpa dei suoi stessi avvocati.

Stette in prigione per altri due anni, perché a partire da luglio del 2019, è in semi-libertà e può dormire a casa, dalle 20:00 alle 6:00 del giorno successivo.

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