Al lupo, al lupo

Un altro terribile e struggente racconto (ironico) delle partite che il dotto Pampa visse ormai tanti anni fa, ansimando come se fosse l’ultimo giorno, pardon, match della sua vita imberbe e sprezzante della normalità.

Calano i varesini nella terra di San Francesco e tra gufi, foreste e lupi, lo sparviero carbone tenta di allontanare gli spettri definitivamente dalla sua panchina per farli materializzare sulla panca di legno di mister Pecchia, anche lui esordiente nella serie cadetta e assai stretta per le sue terga giovani. Pertanto quando al fischio d’inizio il classico modulo carboniano si modifica in uno più aggressivo, con Kurtic fuori temporaneamente dai giochi per un inserimento forse definitivo del più ragionatore Felipe, pare di poter assistere alla prima esterna del giovane virgulto di Calabria, poiché la difesa, se è da serie quasi superiore, la avanti la presenza fissa di Neto da speranze forti di colpaccio.

Allora gli umbri tentano di nascondere le insidie, portando alte le barricate e accendendo subito la tensione intorno al brasiliano mentre Cellini continua a marcarsi da solo e pare maggiormente abile in versione portatore d’acqua e di palloni per Tendini di Cristallo. Ci proviamo subito con il nostro indifendibile Marco fiorentino, peccato che dopo un dribbling estenuante la sfera finisca fra le braccia del guardiano ospite; mentre Carrozza pare un pugile ancora all’angolo dopo il gong e i suoi scatti sono ricordi ormai lontani, forse una firma in meno l’ha debilitato, dall’altro lato Zecchin dimentica i dolori di pubertà, pardon di pube, e comincia a pendolare avanti e indietro per la verde valle umbra, talvolta lo trovi anche davanti alla difesa, piccolo ma tenace nel tenere unita la squadra e farla uscire da attacchi improvvisi degli uomini avversari.

Tanto tuonò che non piovve, perché la nostra capacità offensiva si regge sulle colonne d’Ercole di argilla, con pochi tiri e forse più tensione dietro dove Bressan sonnecchia tutto il tempo, e deve solo lasciarci i brividi per delle uscite che non sono ancora chiare, ma ci fanno ricordare i bei tempi (ben andati per fortuna) del nostro Moreau.
Il piacere ce lo da l’ingresso del futuro Divin Furetto Martinetti, la cui testa troppo dura ce lo ha privato per troppo tempo come l’acqua nel deserto e balzare sul terreno di gioco in maniera sonnolenta al posto di Neto ci fa ben sperare per qualche gioia in più. Così il gioco si fa duro nella loro metacampo, dove li stringiamo per una buona mezzora, ma senza lasciare segni tangibili della nostra presenza, come i Normanni nella Palermo che fu.

In genere più si spinge e più il cavallo entra nella stalla, così non avviene perché ricacciamo i lupi nella tana, come un bunker della linea Maginot, senza cavare qualcosa di positivo; anzi ci dobbiamo sorbire un traversone dalla destra mortifero, su cui nessun umbro avverte la vicinanza con la gloria per la loro prima in assoluto nella B e pertanto più che stringerci la mano alla fine del match non possiam che fare.

A presto con il vostro Pampa solerte.

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