Al bar dello sport

Quando qualcuno non crede in te ed arrivi da una terra lontana e sei mal sopportato per mille motivi. E perchè sei piccolo e scuro e lotti contro le ingiustizie cercando di vivere come gli altri e forse anche meglio, dato che non insegui ciò che gli altri fanno, a qualcosa che sia più alto e con una dignità.

Così Lino Banfi o Benfi, come si direbbe alla pugliese, vede nel 2 del Catania una voce lontana che lo avverte che seguire il normale non porta a sognare. E quel Jerry Calà, che nel film è un sordomuto, è un chiaro segnale che ascoltando la strada alternativa, si arriva al successo. Il successo, se nel film è diventare improvvisamente miliardario con un colpo di fortuna, nella vita reale è accorgersi di ciò che ti circonda. Così gli amici che gli stanno vicino nel momento della vita normale, perchè tutti allo stesso livello, appena il compagno ha più fortuna, cercano di salire sul carro.

Vincere e scappare, questo sembra il mantra del pugliese che arrivato nella fredda Torino, negli anni in cui la Fiat faceva e disfaceva, fra mille problemi, il Paese, cerca di eseguire per salvarsi. Nella terra di nessuno pare poter trovare la pace e nemmeno il sogno dell’AMore con la splendida Mara Venier, cassiera nel film del Bar celebre in cui i sogni muoiono alle 5 del pomeriggio delle domenica, pare aiutarlo a sopravvivere.

Un film che pare più attuale oggi di quando venne realizzato: il succo sta nella fuga, il successo è solo un battito di ali.

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