10 aprile 1971: il ping pong unisce Cina e USA

Era il 10 aprile 1971 quando due colossi della politica mondiale, che appena un paio di decenni dopo si sarebbero sfidati in campo economico e finanziario, si affrontavano, davanti ad un tavolo da ping pong. Le due nazioni erano Cina e Stati Uniti d’America, e la cosa fu ancora più sorprendente ed importate sotto l’aspetto mediatico e diplomatico.

Era la prima volta dal 1949 che una delegazione ufficiale americana visitava Pechino. Venne coniata così la definizione di “Diplomazia del Ping Pong”. La nazionale americana di tennistavolo (questo il nome ufficiale della disciplina sportiva) venne ricevuta nella capitale dal primo ministro Chou En-lai: era iniziata ufficialmente la distensione fra le due capitali.

Successivamente, nel mese di luglio, Henry Kissinger, consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, incontrerà segretamente a Pechino Chou, in maniera da preparare la storica visita del presidente Richard Nixon, che di li a poco, febbraio 1972, volerà in Estremo Oriente.

Ma la storia ebbe un inizio inaspettato e del tutto causale.

Si stavano disputando in Giappone a Nagoya i Campionati del Mondo e, come suo solito, la nazionale cinese era tra le favorite assolute, potendo competere in ogni gara, quasi con la sicurezza di primeggiare potendo vantare ben pochi concorrenti. E, altrettanto come si confà ad una nazione che sotto l’aspetto sportivo non ha nulla da invidiare, la nazionale americana prendeva parte alla rassegna, ma con ben altri intenti, quasi, si direbbe, di gita-premio.

La Cina peraltro, tornava alla rassegna iridata dopo un’assenza di 6 anni causa la Rivoluzione Culturale. E qui arriva il primo evento lieto, l’incontro fra due sportivi a cui la rivalità politica interessa ben poco.
Prima di dare avvio alle competizione, un membro del team americano, Glenn Cowan, era impegnato in un allenamento con Liang Geliang, della Nazionale cinese nonché una delle stelle del firmamento dello sport della racchetta piccolo. Un addetto alla sorveglianza che invece voleva solo andarsene a casa prima, non voleva far altro che chiudere le porte del palazzetto dello sport.

Peccato però che Cowan, una volta uscito, non trovasse più il bus della squadra ed allora, senza troppo pensarci, salì sul più vicino che, guarda caso, era proprio quella della nazionale cinese!!
La sorpresa fu generale: i cinesi, timorosi di aver ogni minimo contatto, lo cominciarono a guardare con sospetto, tranne uno: Zhuang Zedong, già 3 volte campione in carica, porse la mano all’americano, come segno distensivo.

E siccome, da cosa nasce cosa, con l’aiuto di un interprete, consegnò nelle mani di Cowan un ritratto serigrafico delle Montagne Huangshan, souvenir tipico della regione di Hangzhou. D’altro canto, per l’uomo venuto dagli States, l’imbarazzo si fece padrone delle sue azioni. In tutta risposta, aprì il suo borsone e come prima ed unica cosa, non trovò altro che regalare un pettine: «Non posso darti un pettine. Vorrei poterti dare qualcosa, ma non posso» disse.

Allora, il giorno seguente, dopo che la notizia si era sparsa e l’eco non sembrava affatto spegnersi, ecco che Cowan che, noto per la sua folta capigliatura, si presentò davanti a Zhuang Zedong con una maglietta da allenamento rossa, bianca e blu che portava scritto le parole “Let It Be”, titolo della celebre canzone dei Beatles.

La foto farà immediatamente il giro del mondo: allora è vero che Cina e Stati Uniti non si odiano, per lo meno in termini sportivi, visto che dalla casualità è proseguito l’incontro fra due essere umani in carne ed ossa.

La politica non perse tempo per cogliere la palla al balzo. Se per Nixon si trattava del momento più adatto per uscire dalle paludi del Vietnam che stava distruggendo un’intera generazione, per la Cina arrivava la possibilità di smarcarsi dall’Unione Sovietica e stringere accordi politici e commerciali con la nazione simbolo dell’Imperialismo.

Mao invitò cosi la nazionale americana di ping pong in Cina per una tournée a scopo dimostrativo. Era il 10 aprile 1971 quando lo stesso Glenn Cowan ed i suoi compagni attraversarono il ponte di Lo Wu ed entrarono per la prima volta in Cina, dal momento della sua proclamazione come Repubblica popolare nel 1949. La delegazione era così formata:

  • 9 giocatori
  • 4 ufficiali
  • 2 mogli

e rimarranno a Pechino da domenica 11 a domenica 17 aprile.

La Casa Bianca ricambia l’invito e riceve il team cinese mentre il presidente Nixon arriverà nel paese nella settimana che ha cambiato il mondo, dal 21 al 28 febbraio del ’72. Poi, grazia anche ai buoni uffici del presidente del CONI Giulio Onesti, la Cina rientrerà nel movimento olimpico del CIO.

Epilogo

La vita non sarà però così fortunata con Cowen e con il suo “amico” e sfidante della politica mondiale, Zedong. Al rientro negli States, una volta terminato il quarto d’ora di celebrità con ospitate tv, interviste e qualche piccolo premio di riconoscenza, si aprirà il tunnel della droga che lo porterà a continue crisi di anse che vedranno la loro fine il 6 aprile 2004, morendo in seguito ad un infarto.

Zedong invece sarà vittima della repressione avvenuta a seguito della morte di Mao, nel 1976. Incarcerato in quanto amico di famiglia del Grande Timoniere, tornerà libero soltanto nel 1985 ed assumendo il ruolo di responsabile dell’accademia giovanile di tennis tavolo, senza però avere l’occasione di rincontrare l’amico e questo sarà proprio il suo più grande cruccio. Morirà il 10 febbraio 2013, all’età di 72 anni, a Pechino.

La curiosità

Un celebre film immortalerà il celebre incontro di ping pong avvenuto a Pechino. Si tratta del film Forrest Gump nel quale Tom Hanks, reduce dal Vietnam, si appassiona allo sport e diventa un campione, tanto da essere invitato in Cina per una dimostrazione. 

 

Davide Bernasconi

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